I Gesuiti hanno un nuovo Generale, p. Arturo Sosa

Il p. Arturo SOSA è il nuovo Preposito Generale dei Gesuiti.

Nato a Caracas il 12 Novembre 1948 si è laureato in Filosofia presso l’Università Cattolica Andrés Bello.
Ha studiato teologia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e ha conseguito un dottorato di ricerca in scienze politiche presso l’Università Centrale del Venezuela.

E’ stato Direttore del SIC (1979-1996) la rivista dei gesuiti in Venezuela ha poi insegnato presso l’Università Cattolica Andrés Bello presso l’Università Centrale del Venezuela e alla Georgetown University, Washington, Stati Uniti d’America, impartendo lezioni di storia delle idee politiche

Superiore Provinciale della Compagnia di Gesù in Venezuela (1996-2004), nel 2004 diventa Rettore dell’Università Cattolica di Tachira. Dal 2014 è membro del Consiglio dei Superiori Generali della Compagnia di Gesù e il delegato delle case romane dei gesuiti.

E’ un uomo attento e buono, di grande esperienza internazionale. Tra le sue doti (per come lo conosco io) c’è la capacità di ascoltare, la grande e umile competenza e il buon umore.

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Nelle COSTITUZIONI della Compagnia di Gesù scritte da Sant’Ignazio è dedicato un breve capitolo sulle “Qualità che deve avere il Superiore Generale”. E’ di grande interesse conoscerne la minuzia di queste righe e il profilo che emerge.

[723] 1. Quanto alle doti (A) che si devono attendere nel Superiore Generale, la prima è un’intima unione e familiarità con Dio nostro Signore, nella preghiera e in tutta la sua attività,
per impetrare meglio da Lui, come dalla fonte di ogni bene, una abbondante partecipazione dei suoi doni e delle sue grazie a tutto il corpo della Compagnia e una piena validità ed efficacia di tutti i mezzi adoperati in aiuto delle anime.

[724] A. A queste sei doti, come a principali, si riducono tutte le altre. Infatti, in esse consiste la perfezione del Generale verso Dio e ciò che rende perfette le sue qualità di cuore, di intelletto, e di esecuzione, come pure ciò che gli è di aiuto delle doti fisiche ed esteriori. Dall’ordine in cui sono disposte, se ne valuta l’importanza.

[725] 2. La seconda è che sia persona, che con l’esempio di ogni virtù aiuti il resto della Compagnia. In lui deve risplendere, in modo speciale, la carità col prossimo, senza eccezione,
e segnatamente verso la Compagnia, e la vera umiltà, che lo rendano amabilissimo a Dio nostro Signore e agli uomini.

[726] 3. Inoltre, dev’essere libero da ogni passione, tenendole domate e mortificate, perché non gli perturbino interiormente il giudizio della ragione; ed esteriormente dev’essere tanto padrone di sé e così misurato, massimamente nel parlare, che nessuno possa notare in lui parola o atto che non lo edifichi, tanto tra i membri della Compagnia, che devono considerarlo  come specchio ed esemplare, quanto tra gli esterni.

[727] 4. Tuttavia, deve saper temperare la rettitudine e la necessaria severità con la benignità e la mansuetudine, in modo da non lasciarsi distogliere da ciò che giudicherà più
gradito a Dio nostro Signore, e da non omettere d’avere per i suoi figli la giusta indulgenza. In tal modo, anche quelli repressi o puniti riconosceranno che in ciò che fa procede con
rettitudine nel Signor nostro e con carità, benché, secondo l’uomo inferiore, ciò sia contro il loro gusto.

[728] 5. Così pure, gli è molto necessaria la magnanimità e la fortezza d’animo per sopportare le debolezze di tanti, per intraprendere cose grandi in servizio di Dio nostro
Signore e perseverarvi con costanza, quando è necessario, senza perdersi d’animo per le contrarietà, anche se provengono dai grandi e dai potenti, e senza lasciarsi allontanare da ciò che chiede la ragione e il servizio di Dio né da preghiere né da minacce. Perciò, egli dev’essere superiore a tutti gli avvenimenti, senza lasciarsi eccitare dai prosperi né abbattere nell’animo dagli avversi; e dev’essere prontissimo ad accettare la morte, se necessario, per il bene della Compagnia, in servizio di Gesù Cristo, Dio e Signore nostro.
[729] 6. La terza è che dovrebbe esser dotato di grande intelligenza e giudizio, perché questo talento non gli faccia difetto né nelle questioni speculative né in quelle pratiche che si presentassero. E sebbene la dottrina sia necessaria a chi avrà il governo di tanti dotti, tuttavia gli è più necessaria la prudenza e l’esperienza delle cose spirituali ed interne per discernere i vari spiriti e per consigliare e soccorrere tanti nelle loro necessità spirituali. Così pure, gli è necessaria la discrezione negli affari esterni e nel modo di trattare questioni tanto disparate e di aver contatti con persone tanto diverse dentro e fuori della Compagnia.

[730] 7. La quarta, molto necessaria per il trattamento degli affari, è che sia vigilante e sollecito nell’intraprenderli e risoluto nel condurli al fine ed alla perfezione loro, senza alcuna trascuratezza e debolezza, così da lasciarli iniziati e incompiuti.

[731] 8. La quinta riguarda l’aspetto fisico. A tal proposito, per ciò che si riferisce alla salute, alla presenza ed età (B), si deve tener conto da una parte del decoro e dell’autorità, dall’altra delle forze fisiche richieste dall’ufficio per poter compiere in esso il proprio dovere a gloria di Dio nostro Signore.

[732] B. Perciò, si pensa che l’età non dev’essere troppo avanzata, perché di solito non è adatta alle fatiche e alle preoccupazioni di quest’incarico; e neppure troppo giovane, perché di solito non si accompagna né con l’autorità né con l’esperienza corrispondente.

[733] 9. La sesta riguarda le doti esterne (C), tra le quali sono da preferirsi quelle che, in quest’incarico, giovano maggiormente all’edificazione ed al servizio di Dio nostro Signore. In genere, sono tali la stima e il buon nome, e ciò che, delle altre, giova a conferire autorità presso gli esterni e presso quelli della Compagnia.

[734] C. Le doti esterne sono la nobiltà, la ricchezza posseduta nel mondo, l’onore, e cose simili. Di queste, a parità di condizione, si deve tenere un certo conto; ma ve ne sono altre più importanti che, in mancanza di queste, potrebbero bastare per l’elezione.

[735] 10. Finalmente, dev’essere uno dei più eminenti in ogni virtù e dei più meritevoli dentro la Compagnia, dove da molto tempo dev’essere conosciuto come tale. E se facessero difetto alcune delle doti sopra enumerate, almeno non manchi una grande bontà e amore alla Compagnia, come pure un sano giudizio, accompagnato da una buona cultura. Quanto al resto, i collaboratori che avrà, e dei quali si dirà più avanti, potranno supplirvi a sufficienza, con l’aiuto e col favore divino.

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