Ucsi

Questa sezione è dedicata all’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana), uno degli storici gruppi del giornalismo italiano che si occupa di etica e di antropologia della professione. L’Ucsi nasce nel settembre del 1959 per opera di un gruppo di uomini di cultura, come Raimondo Manzini, il primo presidente nazionale, Giuseppe Dalla Torre, Guido Gonella, Pietro Pavan e Andrea Spada. UCSI
Attualmente la Presidente è Vania De Luca.
Ecco i campi in cui l’Unione dei giornalisti è impegnata:

La rivista Desk

Dal 1994 l’Unione Cattolica Stampa Italiana cura la pubblicazione di Desk, rivista trimestrale di cultura e ricerca della comunicazione. Frutto dell’esperienza più che decennale nel settore dell’informazione e della comunicazione, Desk fa informazione specializzata e di qualità, documentando la nuova realtà delle professioni del giornalismo e della comunicazione.

Segue i movimenti legati alle nuove tecnologie e ai grandi progetti di riforma del sistema delle comunicazioni con confronti continui tra Italia, Europa e mondo ed è un punto di riferimento per osservare le criticità del sistema dei media nel nostro Paese. Oltre alla rivista l’Ucsi ha una collana di volumi che approfondiscono il rapporto cultura-comunicazione. 

L’alta scuola di giornalismo 

Organizziamo una volta all’anno la scuola Giancarlo Zizzola sulla professione del giornalista aperta a tutti i giornalisti. La scuola riconosce i crediti per la formazione permanente.

Ma soprattutto permette di creare rete tra giornalisti, conoscersi, scambiarsi pareri ed entrare in dialogo con i docenti. L’esperienza non è solo teorica, ha anche la finalità di far acquisire tecniche pratiche per la professione.

Etica della Professione

Ci occupiamo di etica della professione. Il percorso fatto in questi anni ha fatto nascere il volume Le tre soglie del giornalismo. Servizio pubblico, deontologia, professione

Per approfondire

Abbiamo un portale completamente dedicato ai temi della comunicazione, il direttore è Antonello Riccelli Fai clic sul sito dell’UCSI

Una breve la nostra storia pubblicata su DESK

L’Ucsi nasce nel 1959 per opera di un gruppo di uomini di cultura come Raimondo Manzini, il primo presidente nazionale, Giuseppe Dalla Torre, Guido Gonella, Pietro Pavan e Andrea Spada. Si associano per dare forma a tre desideri: garantire una formazione permanente al loro agire, aiutarsi a vicenda e preparare alla professione le giovani generazioni. È il tempo della partecipazione, in quegli anni nascono anche le organizzazioni professionali di medici, insegnanti, artisti e lavoratori dell’associazionismo ecclesiale. Solo l’Azione Cattolica aveva raggiunto tre milioni di iscritti.

La gestazione dell’Ucsi è travagliata: le visioni di giornalismo all’interno del mondo cattolico sono molteplici e contrastanti. Un comitato preparatorio elabora un minimo comune denominatore, stabilendo il télos e le fondamenta della missione. Il gruppo è composto da Manzini, p. Antonio Messineo, gesuita della “Civiltà Cattolica”, il paolino don Gabriele Amorth, Giovanni Fallani, direttore del Centro Cattolico Stampa, mons. Fausto Vallainc, ed altri ancora. Tutti testimoni del giornalismo cattolico dell’epoca, incluso Igino Giordani, amico di Sturzo, popolare, democratico, antifascista, vicino a De Gasperi negli anni del regime.
Nel febbraio 1962 a Milano l’associazione elegge i suoi migliori esponenti. La grandezza della squadra è fatta dalla loro testimonianza culturale e spirituale: con Manzini alla presidenza e il già citato mons. Fausto Vallainc, consulente ecclesiastico, ci sono i tre vicepresidenti nazionali mons. Luigi Adrianopoli, Giuseppe Lazzati e p. Roberto Tucci, il segretario Angiolo Silvio Ori e, tesoriere, Giovanni Sangiorgi. La visione di Ucsi che emerge concorre a preparare il Vaticano II e sarà poi portatrice del nuovo messaggio conciliare.

Al servizio della Chiesa

L’Inter Mirifica – il primo decreto conciliare, sugli strumenti della comunicazione sociale – segna nel cammino dell’Ucsi un prima e un dopo. Rappresenta anzitutto un modo nuovo di fare giornalismo ecclesiale, una sorta di presenza simmetrica laica, rispetto a quella dei padri gesuiti della “Civiltà Cattolica”, la cui esperienza di giornalismo è al servizio del Pontefice e della Segreteria di Stato. L’Ucsi e “Civiltà Cattolica” diventano così due polmoni di un unico corpo, ciascuno con la propria autonomia, ma capaci di scambiarsi esperienze, sapere e visione. Basti un esempio: l’Inter Mirifica, voluto da Papa Giovanni XXIII, era stato redatto “segretamente” a “Civiltà Cattolica”.

Durante il Concilio, Papa Giovanni XXIII si affida ad alcuni giornalisti, sia perché raccontino il Concilio sia perché svolgano un ruolo di trait d’union tra Santa Sede e stampa. Molti dei giornalisti dell’Ucsi sono in prima linea insieme al giovane direttore di allora della “Civiltà Cattolica” e vice presidente dell’Ucsi, il p. Tucci, poi diventato cardinale. Che cosa chiede il Papa ai giornalisti in merito al Concilio? Di narrarlo con parole e immagini nuove.

Una delegazione di 16 giornalisti Ucsi accompagna Paolo VI nel viaggio in Terra Santa all’inizio del 1964. È il tempo del servizio alla vita ecclesiale e della nuova narrazione dei temi conciliari, ma senza equivoci, con la capacità di contestualizzare i fatti e le idee, lontani da un giornalismo a caccia di gossip. Con Giovanni Paolo II i giornalisti iniziano a incontrare il Papa in volo sul suo aereo, gli parlano direttamente, lo intervistano. Il giornalismo inizia a criticare quello che il Papa fa e non fa, giudica i suoi incontri politici, discute sui suoi discorsi, valuta politicamente le conseguenze di un viaggio sulla vita della nazione visitata. L’Ucsi lo fa con il suo stile, attraverso un giornalismo laico, critico, libero e fedele, non clericale e nemmeno corporativo.

Le tappe della vita dell’Ucsi

Nell’art. 1 dello statuto sono precisate le finalità e la natura dell’Unione: «L’Ucsi è un’associazione professionale ed ecclesiale che trova ispirazione nel servizio alle persone, nel Vangelo e nel Magistero della Chiesa. L’Unione, che è articolata territorialmente in associazioni regionali, ha sede in Roma ed è posta sotto il patrocinio di san Francesco di Sales». I convegni di Salsomaggiore prima e di Spotorno poi sul giornalismo fotografico dei primi anni di vita e le 12 edizioni dei convegni di Recoaro, dal 1965 al 1977, approfondiscono l’evoluzione dei sistema dei media e la formazione dei suoi operatori.

Dal 1977 al 1992 l’Ucsi vive l’era di Flaminio Piccoli, nasce un’Ucsi nell’Ucsi, nei convegni di Fiuggi e di Viterbo l’associazione si schiera, garantisce e rinforza l’area centrista della Dc, ha un peso partitico in Rai, entra nell’agone politico dei temi di quegli anni, alcuni dei suoi uomini sono minacciati dalle Brigate Rosse. L’identità si conforma al tempo storico e, come in ogni stagione, alcuni servono l’associazione, altri se ne servono, alcuni elaborano pensiero e costruiscono il domani, altri sfruttano la carica associativa per contare meglio e di più nei territori.

Soltanto con il tramonto delle ideologie e dell’egemonia dei partiti, all’inizio degli anni Novanta, l’inizio del secolarismo nella società, gli effetti della rivoluzione telematica, la pressione dei poteri forti interni e internazionali impongono all’Ucsi un ulteriore ripensamento. La sua autonomia dalla Dc diventa una scelta definita di “laicità sostanziale” e “positiva”, fatta grazie a Giuseppe Lazzati e a Emilio Rossi.

Paolo Scandaletti governa l’Ucsi dal 1992 al 1999 insieme a Massimo Milone vicepresidente, Bruno Olini segretario e Francesco Birocchi, tesoriere. Il Segretario della Cei è Dionigi Tettamanzi, con il quale l’Ucsi stringe un legame di stima e di collaborazione. La missione ruota intorno ad alcuni punti specifici: stabilizzare i bilanci; governare l’associazione con gli iscritti non impegnati direttamente in politica; riconfermare l’appartenenza ecclesiale ridando dignità alle figure dei consulenti regionali; investire nel campo culturale attraverso la rivista ““Desk””, senza interferire con la Federazione Nazionale della Stampa e con l’Ordine dei Giornalisti nella gestione degli albi. Paolo Scandaletti rimane direttore di ““Desk”” fino al mandato di presidenza di Andrea Melodia.

Nel 1999 la staffetta della presidenza passa a Emilio Rossi, che la tiene fino al 2002; durante l’uragano di Tangentopoli, l’Ucsi scommette su una presidenza carismatica. Rossi, infatti, è noto per essere stato il primo direttore del Tg1, vicedirettore generale della Rai, poi direttore del Ctv, presidente del Comitato Tv e minori. Egli pone come questione centrale il giornalismo di servizio pubblico, che non riguarda solo la Rai, ma l’agire professionale di ogni giornalista.
Alla fine degli anni Novanta l’Ucsi si impegna a favore della riflessione culturale sulla professione giornalistica in sintonia con il progetto culturale che la Chiesa italiana aveva inaugurato nel Convegno nazionale di Palermo del 1995. L’Unione attraversa in questi anni la sua stagione più povera sotto il profilo economico: i più anziani ricordano la supplica di Rossi alle Regioni perché paghino le quote per mantenere la storica sede nei locali di San Lorenzo in Lucina. La crisi interna non impedisce all’associazione di ricoprire il ruolo di “enzima culturale” su cui fondare i significati di “servizio” e di “pubblico” che dipendono dalla credibilità e dal rapporto di fiducia dei giornalisti con i loro interlocutori. Per Emilio Rossi “che cosa comunicare” non può prescindere dal “come” e “a chi” comunicare. Sono gli anni in cui ad appartenere all’Ucsi sono soprattutto giornalisti Rai. Oltre a garantire corporativamente la presenza cattolica nell’azienda, l’Ucsi si adopera per formare una “coscienza civile” che, oltre a informare e a intrattenere, riesce anche a educare.

Dal 2002 al 2008 il presidente è Massimo Enrico Milone, allora Capo dei Servizi giornalistici della Rai in Campania, attualmente Direttore di Rai Vaticano. È il tempo della riorganizzazione territoriale, grazie al contributo del segretario Angelo Sferrazza. ““Desk”” viene pubblicata grazie al sostegno culturale ed economico dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, la sede romana viene ristrutturata e il portale web potenziato. All’Istituto Sturzo viene affidato l’Archivio Storico dell’Unione, mentre si inaugura la prima edizione del premio intitolato a Emilio Rossi. La presidenza Milone, insieme a soci come Gianfranco Zizola e Sergio Bossi, promuove davanti al Presidente della Repubblica un Comitato nazionale per la Media Etica, propone una riforma dell’Ordine dei giornalisti e potenzia il forum su minori e tv, eredità che raccoglieranno soprattutto le regioni della Puglia e della Campania. Nel 2001 nasce in collaborazione con il Censis il “Rapporto sulla Comunicazione in Italia”, atteso dai media nazionali e momento di riflessione annuale sulle abitudini mediatiche degli italiani.

Nel 50° anniversario dell’Ucsi, il 19 gennaio 2009, Benedetto XVI illumina la missione a cui tendere come comunità di giornalisti credenti: «Siete impegnati, ne sono ben consapevole, in un compito sempre più esigente, nel quale gli spazi di libertà sono spesso minacciati e gli interessi economici e politici hanno non di rado il sopravvento sullo spirito di servizio e sul criterio di bene comune. Vi esorto a non cedere a compromessi in valori tanto importanti ma ad avere il coraggio della coerenza anche a costo di pagare di persona. La serenità della coscienza non ha prezzo».

L’ultimo decennio

Sono, questi, anni di forte cambiamento, la destrutturazione dei legami sociali e la crisi del modello di politica del Novecento impongono ai giornalisti di ispirazione cristiana una nuova collocazione etica all’interno dell’Ordine. Lo scatenarsi del terrorismo internazionale, dei flussi migratori, del nuovo equilibrio mondiale Cina-Usa, il dramma del Medio Oriente pone anche all’Ucsi nuove domande etiche, i cui estremi sono da una parte il servizio al bene comune e la vocazione al servizio pubblico, dall’altra l’essere semplicemente di parte. Con la presidenza di Andrea Melodia (2009-2016), l’Ucsi sceglie di ritrovare una delle sue radici culturali, quella dell’eredità di Emilio Rossi in uno dei suoi più stretti collaboratori. Insieme a Franco Maresca segretario e a Rosa Maria Serrao nella segreteria nazionale, l’Unione potenzia la scuola di giornalismo di Fiuggi, cura i volumi della collana di “Desk”, trasforma i numeri della rivista in monografie, organizza i corsi di etica del giornalismo accreditati dall’Ordine nazionale, propone l’ambizioso progetto della Mediaetica e consolida le relazione con la Conferenza episcopale italiana. Sono gli anni in cui responsabile delle comunicazione è mons. Domenico Pompili. A livello culturale, invece, viene riportato al centro della vita associativa il pensiero di Gianfranco Zizola, mentre sfuma per poco l’ambizioso progetto di far diventare la rivista “Desk” uno strumento di formazione permanente dei giornalisti impegnati nelle testate cattoliche, inclusi quelli della Fisc.

II congresso di Matera del 2016 elegge Vania De Luca, vaticanista di Rainews, prima donna alla presidenza. Donatella Trotta e Antonello Riccelli sono scelti come vice presidenti, mentre Maurizio di Schino e Alberto Lazzarini diventano rispettivamente il segretario e il tesoriere. In quell’occasione il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, chiede all’unione di essere parresiasta nel «servizio alla verità dei fatti e delle persone che non hanno voce.

In un mondo sempre più interconnesso la verità si dà come un poliedro – direbbe Papa Francesco – che riflette la confluenza di tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità (cf. EG, n. 236)». Nella crisi delle appartenenze, l’Ucsi cerca oggi di snellire un modello gestionale fatto di regole associative entrate in crisi e forte della sola forza delle tessere, per privilegiare lo specifico dei carismi delle Regioni e la qualificazione della rivista come strumento di dialogo e di coesione sociale. La Cei continua a darci la sua fiducia attraverso don Ivan Maffeis. Due numeri di “Desk”, sono stati sostenuti dalla Rai, il numero dedicato al lavoro è diventato un sussidio dei partecipanti alla 48° Settimana Sociale dei cattolici italiani a Cagliari.

Il cammino dell’Ucsi continua con i suoi iscritti, che operano soprattutto in media non cattolici. Le principali proposte culturali dell’Unione, per favorire il dialogo Chiesa-mondo, guardando alle nuove soglie del giornalismo, grazie al sito Ucsi.it – diventato uno strumento di cultura grazie alla dedizione di Antonello Riccelli, vicepresidente dell’Unione e direttore editoriale della testata. La collaborazione con Gianni Riotta, direttore della Scuola di giornalismo della Luiss, e con Catchy Big Data, ha permesso a “Desk” di pubblicare una ricerca data driven, che indaga i temi sociali nella conversazione in Rete. La scuola di giornalismo ha ormai una casa nella città di Assisi, grazie a un recente accordo con il Comune. E dalla città di Francesco viene l’ultima Carta del giornalismo, la Carta di Assisi, alla cui stesura la dirigenza Ucsi ha offerto, silenziosamente, un contributo preponderante. In una categoria divisa tra giornalisti garantiti e non, l’Ucsi sta investendo sulla formazione dei giovani impegnati nelle regioni, che arricchiscono il centro con le loro iniziative territoriali e al servizio delle Chiese locali.

Nel corso della sua storia l’Ucsi è stata accompagnata da cinque diversi consulenti ecclesiastici nazionali: mons. Fausto Vallainc (1962-72); mons. Elio Venier (1972-75); p. Bartolomeo Sorge (1975-88); mons. Elio Venier (1988-97); p. Pasquale Borgomeo (1997-2009); p. Francesco Occhetta, dal gennaio 2010. Tutti giornalisti professionisti il cui compito è, anzitutto, quello di nutrire della dimensione spirituale l’agire dell’Ucsi, garantire un collegamento con la Cei, incoraggiare il cammino comunitario, stemperare le tensioni, cercare di testimoniare ciò che si comunica perché “comunicare significa comunicarsi”. Allo stesso modo la nostra riconoscenza va ai tanti consulenti regionali, che hanno silenziosamente prestato il loro tempo e donato la loro preghiera per la missione dell’Ucsi.

Verso il futuro

Certo, come in ogni esperienza associativa il grano è cresciuto insieme alla zizzania, ci sono state colpe e omissioni, rallentamenti e scoraggiamenti, tuttavia ciò che è stato fatto si è fondato sul servizio gratuito e volontario, condizione per far crescere il grano e soffocare la zizzania. Dopo 60 anni l’Unione ritorna a far proprie le motivazioni che la fecero nascere, così da dare spazio qualitativo ed etico alla professione per il migliore servizio al bene comune nell’autentica laicità del giornalista. Non più in un contesto cattolico e di comunità nazionale coesa, ma in un terreno aspro da arare in maniera originale, eppure passibile di fecondità civile e cristiana.

Serve coraggio, immaginazione e passione, i 60 anni di vita costituiscono per l’Ucsi una soglia esistenziale che tocca la natura della missione e l’identità (giuridica) dell’associazione. L’Unione potrebbe diventare a pieno titolo un ente del Terzo settore, snellire il peso del governo interno, comprendere quali sono i rami secchi da potare (senza amputare), capire come spendersi meglio nella missione ad extra. Sarà però il dibattito interno a stabilire quale sarà il sentiero della vita per questo gruppo di laici impegnati che, fedeli allo spirito del Concilio Vaticano II, operano per portare “frutti per la vita del mondo”.

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