Giornalisti: gesuiti, deontologia in crisi

La deontologia dei giornalisti è in crisi: le convinzioni e i riferimenti classici sono in progressivo e veloce invecchiamento al punto che è urgente un intervento di generale ripensamento e riordino che eviti abusi e distorsioni dell’informazione che hanno sempre più pesanti conseguenze sociali, politiche, economiche, spesso anche di rilevanza giudiziaria.

In primo luogo i giornalisti – e con essi gli organi di categoria, in particolare l’Ordine e il sindacato – hanno l’urgenza di riflettere sulla natura di servizio pubblico (e per i credenti di servizio al prossimo) della loro professione più che mai chiamata ad un aggiornamento ai tempi che hanno lasciato alle spalle l’informazione della sola carta stampata e della Tv per approdare ad una dimensione globale informatica in grado di travolgere i pur buoni propositi e principi di un tempo.

La deontologia, per i giornalisti è un obbligo o una responsabilità? Esistono tre piani interpretativi diversi su cui si basa la deontologia. E lo fa riformulando la metafora aristotelica dell’arco, dell’arciere e della direzione della freccia. “La crisi della deontologia nasce dal limitare all’arco (i numerosi codici deontologici e le sanzioni) lo strumento che delimita il rispetto del dovere. Invece –sottolinea Occhetta- è la qualità della persona dell’arcere (il giornalista) e la direzione in cui si dirige l’agire che si fonda la deontologia’’. Ma questo, uscendo di metafora, non basta perché la deontologia per poter funzionare ‘’ha bisogno di condizioni politiche che assicurino l’indipendenza della professione con una retribuzione degna che l’accordo sull’equo compenso, che ha ulteriormente diviso l’Ordine dal sindacato, non sembra garantire”.

In proposito ci chiediamo se non sia opportuno e forse urgente riunire in un solo Codice i principi contenuti nei 15 codici esistenti dedicati ognuno ad un diverso problema, ma che risultano poco consultati e conosciuti agli stessi giornalisti. Oltre al fatto che alcuni di essi sono oggettivamente invecchiati rispetto alla complessa realtà sociale ed economica di oggi.

Un’attenzione particolare va riservata al web che ha rappresentato una vera e propria rivoluzione, non solo tecnica ma anche di problematiche giuridiche. Comunque alla mitica regola dei 5 W who (chi), what (cosa), where (dove), when (quando) e why (perché) oggi con la realtà digitale si aggiunge la regola dei 5C ovvero: “il contesto (context sempre più settoriale; la conversazione (conversation) tra il giornalista e i suoi interlocutori che rende interattivo un articolo; la cura (curation) di saper discernere le fonti separandole dai pettegolezzi o dalle notizie false che girano in Rete; la comunica (community) a cui si rivolge il giornalista e con la quale si confronta; la collaborazione (collaboration) tra operatori dell’informazione, che impone alle redazioni di lavorare tutti nella stessa direzione in un gioco di squadra nuovo che sempre più impedisce a voci fuori dal coro di portare avanti politiche comunicative solitarie”.

200809026-ROMA-CRONACA- IL COMPUTER IRROMPE NELL ESAME DI ABILITAZIONE DEI PRATICANTI GIORNALISTI PER LA PRIMA VOLTA INFATTI I CANDIDATI HANNO POTUTO UTILIZZARE IL PC AL POSTO DELL ORMAI OBSOLETA MACCHINA PER SCRIVERE LA PROVA SCRITTA SVOLTASI QUESTA MATTINA NELLA SALA DELL ERGIFE HOTEL. Nella foto un momento della prova scrittaANSA/MARIO DE RENZIS

Insomma oltre al criterio imperante di “arrivare presto” con la notizia oggi per Civiltà Cattolica sempre più si pone in evidenza l’altro criterio di “arrivare bene” soprattutto quando in gioco c’è l’onorabilità delle persone. Ma i problemi si sono grandemente complicati con la Rete che ormai sfugge alle regole e alle legislazioni dei singoli Stati. Esemplare il caso del diritto all’oblio che è stato riconosciuto a livello internazionale nei confronti di Google. Ma ancora di più: come fare a estendere le regole deontologiche a cui sono tenuti i professionisti dell’informazione a chi, non giornalista, trasmette immagini raccapriccianti come decapitazioni, crocifissioni o arsi vivi. La strada può essere quella della responsabilità da attribuire ai motori di ricerca? E’ certo comunque,  che occorre riferirsi e rivitalizzare l’etica della responsabilità che di fronte alla realtà dei fatti non è certo un vuoto esercizio filosofico.

Ma il tema della deontologia rischia di essere inflazionato se l’Ordine nazionale la insegna come un alibi o la gestisce come un business che si presta ad operazioni di immagine e di convenienza. Attraverso la formazione permanente il giornalismo italiano ha occasione di rilanciare la professione non come una corporazione ma come un servizio al Paese e alla democrazia”.

Agenzia Dire

Per leggere interamente l’articolo vedi La Civiltà Cattolica

@OcchettaF

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