Esercizi spirituali nella Settimana Santa

Per un credente la Settimana Santa è il Tempo nel proprio tempo. Un’opportunità grande, per riconoscersi fratello e figlio; per questo la tradizione della Chiesa invita non tanto a pensare culturalmente quel Tempo vissuto da Gesù, ma ad abitarlo, immergendosi. Quella salvezza donata, tocca anche la mia vita. Ma va compresa, altrimenti rimane un’idea, per giunta falsificabile. Per conoscerla, invece, bisogna viverla. Per questo gli Esercizi spirituali sono un mezzo per poterla sperimentare nella misura in cui si conosce Gesù.

Abitare la forza del silenzio

In un suo meraviglio testo, “Meditare da cristiani”, von Balthasar parla del silenzio come premessa per vivere gli Esercizi spirituali: “Chi vuole udire qualcosa deve prepararsi con il silenzio alla capacità di udire. Se lui stesso parla o parlano in lui i suoi pensieri, desideri, preoccupazioni, allora il rumore che fanno renderà impotente la sua capacità di ascolto. Perciò ogni istruzione alla meditazione incomincia con la richiesta di creare silenzio e vuoto interiore, affinché ci sia spazio per ciò che deve venire accolto. Si parla di «interrompere», di «concentrazione» della coscienza diffusa, di «percorrere» il misterioso cammino verso l’interiorità, ecc. Ma a buon diritto si può dubitare che un tale sforzo, nella sua nuda negatività, conduca già a quella positiva disponibilità di ascolto che distingue la meditazione cristiana da altre forme di contemplazione, nelle quali, poiché non vi risuona nessuna parola da parte di Dio, una tale disponibilità è superflua. Cristianamente il silenzio richiesto non deve essere realizzato precedentemente dall’uomo, anzi il credente deve rendersi conto che egli possiede già da sempre in sé e contemporaneamente in Dio la «cameretta» silenziosa e nascosta in cui deve entrare (Mt 6,6) e in cui è presso il Padre”.
Lo afferma anche la letteratura: “Tu sai ascoltare il mio silenzio per questo ho bisogno di te“.

Nella vita di fede, si vede solo ciò che si conosce. Così la Settimana Santa è anzitutto conoscere ciò che il Signore ha fatto per me, perchè io possa vederlo. Insomma vede il Signore solo chi lo ha voluto conoscere e conoscerlo. Tuttavia la conoscenza richiede pazienza, tempi, fraintendimenti, tenacia, fedeltà… insomma occorre “esserci” e dirigersi verso la contemplazione della croce, non per dolorismo e pietismo, ma per cercare di comprendere logica di Dio, la porta della vita, il trono sul quale ha deciso di regnare, l’esorcismo di tute le idee sbagliate su Dio.

Scrive Silvano Fausti: “La croce è l’enigma con cui Dio risponde all’enigma dell’uomo. Un Dio crocifisso non corrisponde a nessuna concezione religiosa o atea. E’ una rappresentazione oscena, fuori della scena del nostro immaginario: è la distanza infinita che Dio ha posto tra sé e l’idolo”.

Ecco perché in questa settimana Santa faremo un cammino spirituale nella parrocchia di san Roberto Bellarmino a Roma in cui vivremo in prima persona una serie di esercizi spirituali dal titolo: IL DISCEPOLO CHE NASCE DALLA CROCE.

I. La revisione di vita

Ecco il primo esercizio: “La revisione di vita”. Rileggere come ho vissuto l’ultimo anno di vita, farlo tra una riga e l’altra delle parole scritte, fare memoria degli incontri, dei fatti imprevisti, delle intuizioni, dei silenzi, di ciò che ho subito e ho realizzato. Il senso della vita lo si ricostruisce anzitutto così, nel vedere la trama e l’ordito che costituiscono la mia vita. Anche il filosofo Paul Ricoeur ci ha insegnato a considerare le identità narrative che emergono dal gesto, dalla qualità della parola – se costruiscono o demoliscono, se integrano o dividono –, dal modo di porla, dai progetti realizzati. Non cristiani perfetti, ma credibili in quel che conta; non ciò che si promette, ma «il cosa» si è realizzato e «il come» lo si è fatto.
Quali sono le tue parole? E le tue speranze? Mettile a parola, è l’inizio della libertà interiore.

II. La contemplazione

La contemplazione è un metodo antico per pregare. Contemplare significa guardare a lungo; osservare con raccoglimento e ammirazione, ma anche prevedere, prendere in considerazione qualche aspetto di un testo o di un momento della vita. Soprattutto significa concentrarsi intellettualmente su qualcosa come è un brano di Scrittura. Dal latino contemplāri, significa “attrarre qualcosa nel proprio orizzonte, osservare“, è la derivazione di tĕmplum che era lo “spazio circoscritto per l’osservazione del volo degli uccelli”. Nella storia della spiritualità questo metodo è stato sistematizzato da Sant’Ignazio di Loyola che nel suo volumetto degli Esercizi spirituali insegna a contemplare e a coinvolgere tutti i sensi mentre quando si immerge nella preghiera. In concreto dopo aver letto un brano di Vangelo mi raccolgo e inizio la contemplazione del luogo attraverso i cinque sensi: vedo, sento, gusto, tocco, ascolto, poi come se fosse un film lo proietto sullo schermo del mio mondo interiore:
– Immagino e vedo il luogo dove si svolge la scena…
– Ascolto le voci…
– Sento i profumi e gli odori…
– Tocco gli ambienti…
– Mi coinvolgo emotivamente…

Il metodo lo si può applicare per ogni brano del Vangelo, eccone uno che, attraverso la compassione, ti fa scoprire di essere discepolo.

E a me chi è vicino?

(dal Vg. di Lc. 10,29-37)

29 Ora egli, volendo giustificare se stesso, disse a Gesù: E a me chi è vicino?
30 Rispondendo, Gesù disse:
Un uomo discendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti, che, spogliatolo e riempito di colpi, si allontanarono, lasciandolo semimorto.
31 Ora, per combinazione, un sacerdote discendeva in quella stessa via, e, vistolo, deviò oltre.
32 Ora, similmente, anche un levita, venuto sul luogo e vistolo, deviò oltre.
33 Ora un samaritano viaggiando, venne presso di lui e, visto, si commosse,
34 e, avvicinatosi,
fasciò le sue ferite, versando sopra olio e vino, e,
caricatolo su ciò che si era acquistato,
lo condusse nel tutti-accoglie e
si prese cura di lui.
35 E l’indomani, tirati fuori, diede due denari a chi tutti-accoglie e disse:
Prenditi cura di lui; quanto spenderai di più, io, al mio sopraggiungere, renderò a te.
36 Chi di questi tre sembra a te si è fatto vicino a chi incappò nei briganti?
37 Ora egli disse: Chi fece misericordia con lui! Ora gli disse Gesù: Va’, e anche tu fa’ lo stesso!

Qui trovi un mio breve commento al brano: Il Samaritano 

Alcune domande

Adesso mi chiedo: cosa mi rimane di queste parole, cosa mi  ha colpito? Un esercizio spirituale è iniziare un dialogo con te stesso davanti alla parola del Vangelo.
Come esercizio puoi approfondire la domanda biblica: “Chi è il mio prossimo?”. La cultura del terzo millennio ha fatto morire il prossimo, come ha scritto Luigi Zoja, ma il cittadino occidentale cerca disperatamente il lontano in Rete per non sentirsi isolato e solo. Si vuole distante il vicino e vicinissimo il lontano. Dalla Scrittura invece il prossimo è chi ti è vicino, con quel volto che supera e spezza ogni categoria (il povero, il malato, l’immigrato ecc.). È solamente chi esce da se che vive un movimento verso chi sa riconoscere all’interno del suo orizzonte di vita.

«Il muro vuole  “chiudere fuori”, – scrive L. Zoja – ma allo stesso tempo chiude i privilegiati dentro: proprio come la paura dei ladri spesso condanna a un ergastolo dietro le sbarre non i benestanti che li temono» . Ogni muro, da monumento, vuole essere ricordato anche se viene arginato, come la muraglia cinese. Esistono poi migrazioni all’interno di se stessi.

Se vuoi approfondire su La Civiltà Cattolica

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