Il prossimo lontano

In molte parti d’Europa stanno gradualmente affiorando simboli nazisti e sentimenti di intolleranza profonda che, come piccole fiammelle, potrebbero incendiare e devastare tutto ciò che di buono è stato costruito dopo la Seconda guerra mondiale.

Lo scorso agosto è bastato un post (falso) su Facebook per far emergere ciò che rimane occulto e nascosto. Due uomini di colore, ritratti in foto a Forte dei Marmi, in Versilia, vengono definiti online «immigrati che bivaccano sulle panchine». I due sono Samuel Jackson e Magic Johnson: il primo una star del cinema, il secondo un personaggio famoso del basket. Sono stati fotografati dai fan mentre si stavano riposando su una panchina dopo aver fatto spese. In molti, nel racconto dei social, non li hanno guardati in volto, e così i due sono stati coperti di insulti.


Il diverso è percepito come un pericolo, e ciò avviene quando nello spazio pubblico scompaiono i volti e non si ha più tempo di incontrarsi e di ascoltare le storie personali. Inoltre, la situazione sociale si aggrava quando i politici creano il nemico per scopi elettorali, istigano alla violenza, insinuano sospetti sui fatti e inventano notizie false.

Il prossimo

Il tema del prossimo e dei suoi bisogni – il fine della missione politica – è tornato a essere oggetto della riflessione di molti autorevoli uomini di cultura. Alcuni studiosi, come lo psicanalista Luigi Zoja, ritengono che la cultura occidentale, oltre alla morte di Dio – dichiarata dalla Rivoluzione francese, e poi da Nietzsche –, oggi debba elaborare un nuovo lutto: quello della morte del prossimo, la persona vicina che si vede, si sente e si tocca. La vicinanza, a livello sociale, è avvertita come un pericolo, mentre la lontananza è considerata una (pseudo)salvezza. Se nel passato incontrare da vicino uno straniero era una ricchezza, oggi ciò si è trasformato in una sorta di minaccia.

Ma la storia insegna il contrario. Nel 1538 la Scuola di Salamanca aveva definito lo ius communicationis un «diritto naturale», che prevedeva il diritto di circolare e l’obbligo di rispettare la legge penale e i doveri del Paese ospitante. Oggi invece, quando il lontano ci viene incontro, la cultura politica non lo riconosce più come «l’altro che ti sta vicino» (in greco, plēsios).

Questa nuova dimensione antropologica trova un terreno fertile nella comunicazione in Rete, che favorisce i rapporti tra lontani e la lontananza tra vicini, fra chi vive nella stessa città, nella stessa via, lavora nello stesso ufficio o abita nella stessa casa.

Questa dinamica di allontanamento si riflette anche nello spazio vitale dell’interiorità, che l’uomo contemporaneo abita sempre meno, a causa dei ritmi di vita e degli impegni. È da qui che crescono in lui la fiducia o la paura. Così, per governare i processi umani gli attori politici sono chiamati a riconoscere la dimensione di «prossimità», che cambia la prospettiva sul lontano e sul diverso. Si distinguono positivamente i politici che amministrano conoscendo le persone e il territorio, quelli chiamati alla realizzazione di progetti inclusivi e alla coesione sociale, quelli che costruiscono comunità e comprendono i bisogni dei loro «vicini».

Secondo la Scrittura, il prossimo è una persona con una sua storia personale e un suo bisogno specifico. Il samaritano è lasciato mezzo morto sul ciglio del cammino. E’ una persona, ha un bisogno concreto, storico e preciso. Questa dimensione spezza l’incantesimo degli stereotipi e delle categorie dei diversi, come i poveri, gli ammalati, gli immigrati ecc. Il buon samaritano si ferma, perché sente compassione: è l’appello del suo io a un «tu» che necessita di essere curato .
L’azione buona in politica è misurata non su programmi teorici, ma sul bisogno delle persone, grazie a un «movimento mediante cui un soggetto si avvicina ed entra in contatto con un altro soggetto, così da aiutarlo e salvarlo» .

Ignorare il prossimo porta a fare i conti con una nuova solitudine. Scrive Luigi Zoja: «Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell’uomo. L’uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale – è morto il suo Genitore Celeste – ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo. Circolarmente, questa è la conseguenza ma anche la causa del rifiutare gli occhi degli altri: in ogni società, guardare i morti causa turbamento» .
Cambia anche la dimensione dell’alienazione: «Se ne parla meno, perché è ovunque. Non è più solo nella struttura produttiva, ma in quella della società, dove nessuno più è prossimo. Se tutti sono distanti, sono distanti da dove? Non esiste più un punto da cui si sono allontanati» .

Ma è la nostalgia di ritrovare un equilibrio e una relazione «in carne e ossa» a risvegliare la coscienza sociale. La parodia sul mondo adulto cantata da Lorenzo Fragola e Arisa lo esprime con lucidità: «Siamo l’esercito del selfie/ Di chi si abbronza con l’iPhone / Ma non abbiamo più contatti / Soltanto like a un altro post / Ma tu mi manchi […] in carne ed ossa».

Nel rapporto tra la dimensione globale e quella locale, quest’ultima può rappresentare al tempo stesso la soluzione e il problema. La comunità politica locale può creare le condizioni per l’incontro e il dialogo a partire dall’opera di educazione alla virtù e dalla condivisione di spazi comuni. Ma la stessa comunità, al contrario, può trasformarsi in luogo di chiusura e di separazione. È per questo che, per alcuni politici, i muri sono le uniche soluzioni: «Il muro vuole “chiudere fuori”, ma al tempo stesso chiude i privilegiati dentro: proprio come la paura dei ladri spesso condanna a un ergastolo dietro le sbarre non i malfattori, ma i benestanti che li temono» . È lo stesso effetto boomerang che si vive nella Rete, quando si sceglie di stare in gruppi chiusi e faziosi.

In occasione degli esodi, quando i mari vengono attraversati – da chi ce la fa – e i muri scavalcati, questi ultimi rimangono come monumenti per ricordare nella storia la separazione. La costruzione di ponti, con i loro controlli e le loro leggi, si basa su quella premessa che viene descritta così da Umberto Eco: «La dimensione etica inizia quando entra in scena l’altro. Ogni legge, morale o giuridica che sia, regola sempre dei rapporti interpersonali, compresi quelli con un altro che la impone […]. Non si tratta di una vaga propensione sentimentale, bensì di una condizione fondante» .

Per approfondire su La Civiltà Cattolica

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