Il lavoro promesso. Libero, creativo, partecipativo e solidale

Da oggi il volume è in libreria e in rete. Per scriverlo mi sono seduto alla scuola di molti giovani che grazie alla loro creatività e alla loro flessibilità mi hanno insegnato una nuova prospettiva del lavoro oggi. E’ per questo che – per chi vuole fare sacrificio e impegnarsi – si aprono importanti cammini da percorrere.

La struttura del volume. Dall’introduzione…

 

Lavoro. Un parola promessa. A volte tradita. Spesso mal vissuta. Cos’è il lavoro oggi? Quale significato ha per la vita degli uomini? Che cosa può accadere a una società democratica quando diventa imbarazzante augurare ai giovani «buon lavoro»? Per quali motivi chi lavora è spesso insoddisfatto? Sono queste le domande su cui ci si interroga nello spazio pubblico perché angosciano buona parte della società europea.

Il volume parte da qui ed è pensato per compiere un cammino nel complesso mondo del lavoro. I capitoli sono paragonabili a delle tappe in cui sostare per approfondire il tema e capire come è possibili creare lavoro, quale formazione acquisire, quali sfide culturali affrontare per i nuovi lavori.

Anzitutto il lavoro 4.0 che riguarda gli sviluppi dell’intelligenza artificiale, il digitale e il rapporto macchina e lavoratore. Con quali competenze gestire il rapporto lavoratore macchina-robot? Su quale formazione devono investire i giovani? L’esempio dello smart working (il lavoro agile) mostra infatti che non sono più il cartellino, il luogo e le mansioni a essere il criterio di misurazione, ma la qualità della produttività. Nell’epoca dell’Industria 4.0 è compito della cultura e delle forze sociali trovare forme di tutela efficaci per il lavoro degno.

Nel secondo capitolo approfondiamo la missione del sindacato oggi. La perdita d’identità che i sindacati stanno attraversando tocca la natura, la funzione e il ruolo della loro missione sociale. Ai sindacati confederali sono iscritti circa 12 milioni di lavoratori (5,7 milioni alla Cgil, 4,4 milioni alla Cisl e 2,2 milioni alla Uil), ma solo il 10% sono giovani. Nei tempi supplementari che rimangono sono urgenti la digitalizzazione, ripensare il diritto di sciopero, la protezione dei nuovi lavoratori in proprio e il rilancio del ruolo sociale come fondamento della vita democratica.

Il terzo capitolo permette di scoprire un mondo nuovo che si sta aprendo per il lavoro: il ruolo del Terzo Settore nella società e la sua riforma. Questa include associazioni di volontariato, Onlus, associazionismo no-profit, cooperative, fondazioni e imprese sociali. La sua ispirazione favorisce un’economia al servizio dell’uomo, che supera il paradigma liberista rivelatosi inadeguato con la crisi economico-finanziaria. Ecco la svolta culturale: gli operatori del settore sono chiamati a diventare produttivi per finanziare i propri scopi, creare occupazione, senza snaturarne la missione sociale. In questa visione culturale, l’accento è posto sul “sociale” più che sulla “competitività”. L’uno è il fine ed il secondo il mezzo. Ma è già tutto scritto. Per John Stuart Mill l’impresa capitalistica ― fondata com’è sul principio di gerarchia ― era un residuo del mondo feudale mentre è il movimento e la cultura cooperativistica a favorire il principio di libertà. Rimane celebre la sua profezia: «Non c’è nulla di più sicuro tra i cambiamenti sociali del prossimo futuro di una progressiva crescita del principio e della pratica della cooperazione» (Principles of Political Economy cap. IV, 1852). Insomma non si tratta di superare l’idea dell’economia di mercato, ma l’idea di un mercato esclusivamente ripiegato sull’obiettivo del profitto a tutti i costi, a prescindere dall’eticità dei mezzi e degli effetti. L’economia civile anziché contrapporre Stato, Mercato e Società civile, mira a unirli.

Un altro capitolo approfondisce il lavoro domestico, in cui l’occupazione è cresciuta del 53% in pochi anni. Il contratto collettivo di lavoro del 2013 semplifica le procedure di assunzione, liberalizza i licenziamenti e allevia i costi a carico delle famiglie. Occorre che lo Stato non favorisca un «welfare fai da te» e non lasci sole le famiglie a curare anziani e ammalati. Infine, le buone leggi hanno bisogno di una cultura che consideri i collaboratori domestici immigrati non solamente lavoratori, ma soprattutto persone.

Ma c’è di più. Il capitolo successivo affronta una piaga aperta ― il rapporto ambiente e posti di lavoro ― attraverso il caso dell’Ilva di Taranto. L’acciaieria più grande d’Europa pone all’attenzione dell’opinione pubblica una serie di scenari complessi: dalla difesa di una fabbrica di importanza strategica alle conseguenze dell’inquinamento, che causa malattie e morti; dalle scelte degli ultimi tre Governi a favore della produzione alle sentenze della Magistratura, che ha più volte bloccato la vendita dell’acciaio. Nel tarantino occorre salvare il lavoro e ridurre l’inquinamento attraverso un nuovo patto sociale che superi l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) del Governo e coinvolga tutte le parti sociali. La diocesi di Taranto continua il suo impegno pastorale verso una «bonifica culturale» del territorio, che va affiancata all’urgenza di quella ambientale.

Infine il capitolo dedicato ai giovani e il lavoro. In quale modo il tema del lavoro e delle sue riforme può restituire dignità ai precari e ai giovani senza occupazione? Occorre riscrivere un nuovo patto sociale intergenerazionale e tra le parti sociali. Ma è un tema che non è più possibile delegare, bisogna farsene carico insieme.

Queste domande presenti nel dibattito pubblico stanno investendo da tempo anche la missione della Chiesa italiana, che durante la Settimana sociale di Cagliari (dal 26 al 29 ottobre) si ferma a riflettere sui temi del lavoro e delle sue riforme, del precariato e dei giovani, per dare forma a un’agenda per la diffusione di buone pratiche nel campo del lavoro a favore della società italiana.

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