Il dramma dell’usura. Focus in uscita su La Civiltà Cattolica

Nelle società di ogni tempo l’usura è come una ferita che sanguina senza rimarginarsi. Colpisce le classi più povere sia a livello economico sia a livello culturale: in generale, chiunque possa passare da un giorno all’altro da una semplice difficoltà a un sovraindebitamento. Ci sono casalinghe, pensionati, famiglie numerose con studenti e un lavoro precario che sono a rischio di usura.

Anche i ricercatori dell’Eurispes confermano la capillare diffusione dell’usura legata a nuove abitudini: «Nel corso dell’ultimo anno [2015] è aumentata, rispetto alla precedente rilevazione, la percentuale di chi dichiara di avere avuto esperienza di amici o parenti a cui è capitato di chiedere denaro in prestito ad un usuraio (16,9%, 6 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno); di ricorrere alla Caritas o ad altre associazioni per disporre di un aiuto economico (22,9%, 2,7 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno); di perdere importanti somme di denaro al gioco (28,7%, 13,4 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno)».

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Storie quotidiane nascoste

Sono decine di migliaia le vite rovinate dalla logica perversa dell’usura. Accenneremo qui ad alcune di queste storie, per immergerci nella sofferenza che esse raccontano. Quella di Rodolfo, anzitutto. Piccolo imprenditore, in piena crisi economica — siamo nel 2008 — non si è sentito di licenziare i suoi 12 dipendenti. «Negli ultimi 4 anni mi avevano fatto più volte desiderare la morte, i miei “amici” usurai. Amici, appunto. Perché loro erano diventati tutta la mia vita. Da quando sono entrati hanno fatto terra bruciata intorno a me. È come se ti prendessero tutto, anche l’anima, il cervello. Non solo il tuo denaro, anche quello dei tuoi familiari». Rodolfo racconta che anche sua madre e sua sorella si sono indebitate nella speranza di aiutarlo. Da quell’inferno — dice — non sarebbe uscito senza l’aiuto delle forze dell’ordine e di professionalità specializzate. E, aggiunge, di questo si assume consapevolezza «solo quando ne sei fuori. Quando sei dentro, diventi uno di loro, perché sei disposto a fare tutto per paura di ritorsioni nei confronti dei tuoi cari»[1].

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Tutto comincia da un pagamento con un assegno postdatato a un imprenditore che non rispetta i patti e porta l’assegno in banca per l’incasso; poi, la richiesta di un prestito di 10.000 euro per saldare il debito, sul quale però maturano 1.000 euro di interessi al mese e 100 euro per ogni giorno di ritardo dalla scadenza. Anche la vendita dell’attrezzatura da lavoro viene deprezzata a causa dell’urgenza di denaro liquido. «Fui costretto ad andare anche alla Caritas a prendere gli alimenti per la mia famiglia, fu davvero umiliante, mi vergognai»[2].

Dopo aver toccato il fondo, la forza di denunciare. Rodolfo chiede aiuto alla Fondazione antiusura, presieduta da mons. Alberto D’Urso. Per quanti cadono nelle reti degli usurai, la Consulta nazionale antiusura — nata nel 1995 con il sostegno della Conferenza episcopale italiana e che attualmente riunisce 28 Fondazioni sparse in tutte le regioni italiane — rimane un punto di approdo sicuro.

L’usura e la legge

Il termine «usura» viene dal latino usus, che nel diritto romano indicava il compenso per l’utilizzo del capitale altrui: la stipulazione di un mutuo nel diritto romano era gratuita; perciò, per stabilire un interesse sul capitale presentato, era necessario uno specifico contratto accessorio a quello del mutuo, che si chiamava stipulatio usurarum. L’usura è però emersa in Italia come dramma sociale agli inizi degli anni Novanta, al punto da imporre al legislatore di modificare in senso più restrittivo la disciplina penale dell’usura, contenuta nell’art. 644 del Codice penale.

Nella normativa vigente rimane un vulnus da colmare. Il Fondo antiusura per le vittime dell’usura previsto dalla legge 108/1996 aiuta con risorse pubbliche solo gli imprenditori commerciali ed esclude i soggetti non economici. Insomma, per le persone fisiche non ci sono fondi: le famiglie, i dipendenti, i disoccupati e i pensionati, cioè le persone fisiche che non sono operatori commerciali, strette nella morsa dell’usura, non possono accedere ai finanziamenti previsti dal Fondo antiusura regolamentato dall’art. 14 della legge. E i piccoli artigiani, il cui conto corrente si confonde con quello familiare? La legge, nata per contrastare l’usura e l’estorsione, ci sembra dunque priva dei fondamenti di solidarietà, giustizia e uguaglianza, se continua a escludere le persone fisiche e le famiglie.

Per tale ragione la Consulta nazionale antiusura, attraverso il presidente, p. Massimo Rastrelli, e il segretario, mons. Alberto D’Urso, ha chiesto al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di modificare l’art. 14 della legge 108/96 che esclude le persone fisiche, che non siano imprenditori, dall’accesso ai finanziamenti del Fondo antiusura.

Al legislatore si chiede che il Fondo antiusura, che protegge gli operatori commerciali, includa anche le persone fisiche (lavoratori dipendenti, pensionati ecc.). Oltre a curare il dramma dell’usura, è necessario prevenirlo con la formazione nelle scuole e attraverso campagne mirate nei Comuni. Rimane meritorio il lavoro silenzioso e concreto svolto dalla Consulta antiusura, che riunisce 28 Fondazioni sparse sul territorio.

Approfondisci, Focus in uscita su La Civiltà Cattolica

[1].      M. Di Trani (ed.), Usura, Paura e Misericordia. Storie di chi combatte e non si lascia abbattere, Bari, Gelsorosso, 2015, 14.

[2].      Ivi, 17.

[3].      Ivi, 8. Per approfondire, si veda www.consultantiusura.it

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