Anziani, politiche sociali e qualità della vita

Anziani. Già, viviamo di più, ma rischiamo di dare ai giorni un senso solamente quantitativo e non qualitativo. Sempre più anziani, con il rischio che siano sempre più soli. Certo in Italia si vive a lungo, le persone con più di 65 anni (che segnano la soglia dell’età anziana) sono 13,5 milioni: 1,8 milioni in più rispetto al 2007. In questi ultimi 10 anni, la popolazione con più di 80 anni è aumentata di 1,1 milioni mentre la speranza di vita è di 80 anni per gli uomini e di 86 anni per le donne. Impressionante un dato: tra le dieci città europee più longeve, sette sono italiane. Il record però va gestito dalla politica, altrimenti si riverserà contro come uno tsunami.

Ce ne siamo occupati con uno studio di Civiltà Cattolica, recentemente lo ha ribadito anche il Dossier dell’Osservatorio nazionale Sanità.

Come garantire una vita piena di senso? Lo sottolineava già Cicerone, che «il peso dell’età è più lieve per chi si sente rispettato e amato dai giovani». Giovani e anziani che si tengono la mano, perchè il futuro sia carico della loro esperienza e della loro eredità. Lo stesso comandamento biblico «onora il padre e la madre» rimanda al legame tra le generazioni e al richiamo morale a non lasciarli soli. In un tempo, però, in cui i legami sociali e familiari si sono affievoliti, la gestione della solitudine diventa una questione politica, dipende dal modo in cui una comunità sceglie di vivere le relazioni. Molti borghi dell’Italia centrale e meridionale sono popolati da anziani, così come alcuni centri storici di grandi città come Milano, in cui vivono circa 130.000 anziani. Come gestire politicamente questa realtà? Quali scelte culturali occorre fare? Per quale motivo i partiti non parlano di un tema che riguarda almeno la metà della società italiana?

I non autosufficienti

Gli anziani non autosufficienti in Italia sono circa due milioni e mezzo, è la soglia dei 75 anni a creare il «paziente complesso» che soffre di un insieme di patologie come, per esempio, l’ipertensione, il diabete e la cardiopatia. Secondo Roberto Bernabei, ordinario di medicina interna e geriatria, «la “multi-morbilità” andrebbe curata in un altro modo. Occorre ripensare un modello in cui il medico di medicina generale e il pronto soccorso non debbano gestire situazioni difensive. Bisogna invece sviluppare nel territorio soluzioni diverse come l’assistenza domiciliare». Ci chiediamo: perché non pensare a una rete di Pronto Soccorso ad hoc per anziani? L’ostacolo maggiore rimane la gestione della sanità regionale, che rimane disomogenea da una Regione all’altra: gli investimenti oscillano, infatti, tra il 4,8% delle risorse dell’Emilia Romagna e lo 0,7% del Lazio.

L’allarme sociale riguarda invece la cura degli anziani non autosufficienti. Circa 561.000 famiglie italiane, registra il Censis, hanno dovuto consumare i propri risparmi, vendere la propria abitazione o contrarre debiti. L’assistenza domiciliare e la residenzialità sono davvero le uniche soluzioni per affrontare la non autosufficienza? In realtà si stanno sperimentando forme di assistenza domiciliare integrata, ma il modello è ancora legato alla buona volontà di alcuni territori del Nord Italia.

Il tema dell’invecchiamento si pone al centro dell’intreccio fra società, economia, famiglia e welfare, per proteggere le persone anziane non autosufficienti. E’ questa concezione olistica, il nodo politico da sciogliere. Molti Paesi europei ci hanno sorpassato e hanno compiuto importanti riforme su questo fronte, definito Long Term Care. E noi?

La vita spirituale degli anziani

Lo dico an passant. La vita spirituale è uno dei segreti che aiutano a invecchiare bene, le ricerche scientifiche dicono che il 98% degli ultracentenari delle aree in cui si vive più a lungo sono persone che pregano e meditano. I progetti e le motivazioni interiori come, per esempio, curare i nipoti, avere un ruolo nella vita sociale, coltivare interessi come la letteratura e il cinema, danno senso al «perché» vivere e, come legna, alimentano il fuoco degli affetti.

Nuove comunità

Molte esperienze campione, sparse nel territorio a macchia di leopardo, potrebbero aprire strade nuove. Come quella del Centro Civitas Vita di Padova, una delle più grandi strutture sociosanitarie di servizi integrati in Europa, che si sviluppa su un’area di 120.000 metri quadri, sulla base di diverse strutture, collegate tra loro da una rete di gallerie sotterranee. La struttura ha all’incirca 1.000 posti letto e 600 operatori . Esiste anche l’esperienza dei condomini solidali di Torino, Imola e Samarate (Va) o delle case di giorno per anziani, pensate negli anni Ottanta da Mariella Enoc e da don Aldo Mercoli . Non più «case di riposo» che diventano parcheggi senza speranza, ma nuovi luoghi e spazi che a macchia d’olio stanno lentamente nascendo.

Le domande che si aprono sono molte: il Parlamento sarà in grado di riformare il Servizio sanitario nazionale, pensandolo per una popolazione anziana? Sarà capace di trasformare in servizi la spesa per i trasferimenti? Sarà possibile incentivare l’occupazione di welfare, cancellare le norme che incentivano le prestazioni assistenziali e valorizzare le pratiche virtuose che generano valore economico? Sarà finalmente possibile investire nell’housing sociale? Con quali criteri bilanciare i fondi destinati agli anziani con quelli da investire sui giovani? E i sindacati, cosa stanno promuovendo di concreto e di possibile per gli anziani?

Per questo sentiamo l’urgenza di proporre l’istituzione degli Stati generali dell’invecchiamento, per riunire i principali attori sul tema ed elaborare una riforma organica.

Approfondisci e, se vuoi, puoi abbonarti: GLI ANZIANI E LE POLITICHE SOCIALI

Puoi seguire anche un video della conferenza alla Civiltà Cattolica: Gli anziani: politiche sociali, qualità della vita e opportunità.

THE ELDERLY AND THE SOCIAL POLICIES

Italy is the European country where people live the longest: the percentage of the population over 80 has increased by 1.1 million over the past 10 years; yet the theme of old age remains the remit of those most silent on the political agenda. The most authoritative studies believe that the secrets of longevity are linked to the type of diet, physical activity, family context, quality of social relationships and spiritual life. Instead, the care of the 2.5 million non self-sufficient elderly people requires moving from emergency management to long-term sustainable projects. For this reason, we sense the urgency of proposing for the establishment of the “General States of Aging”, to bring the main actors on the topic together and to elaborate an organic reform.

1 comment

  1. 1

    Nel coacervo di idee, statements e programmi dell’endemico periodo pre-elettore caratterizzante dell’Italia, ho letto con piacere e sollievo questo suo intervento, che mi è sembrato un appello cogente, anche se rimarrà inascoltato. Da persona “interessata” alla Terza Età e terrorizzata di non farcela più da sola, ho avuto la consolazione che le sue argomentazione (ben più importanti delle mie), collimassero con il mio pensiero. Aggiungo soltanto, per esperienza vissuta, che anche le parrocchie, specie in una città come Roma, dovrebbero sforzarsi di uscire da un assistenzialismo caritativo e fatto di pacchi viveri, a un sostegno più proattivo (i Centri d’ascolto, in questo senso, potrebbero fare molto e di più); più in generale, dovrebbero adoperarsi a non privilegiare esclusivamente i giovani, e scegliere una “poliica” di integrazie tra le due età estreme della vita, a vantaggio di entrambe. Sono stata spesso scandalizzata nel costatare che le persone anziane sono parcheggiate nello spazio delle pratiche devozionali, inficiate da una automatica e ripetitiva non-partecipazione vera, come se, giunte alla soglia dell’incontro supremo, che avviene perarltro a tutte le età, avessero bisogno soltanto di sermoni ammantati da dantesche descrizioni dell’Inferno, allorché tutti, ma proprio tutti, hanno bisogno di ricordare che lo stesso Dante è risalito a “riveder le stelle”,con una visione ben più istruttiva dei castighi, che aveva attraversati nelle bolgie infernali. Grazie ancora per il suo intervento.

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