Civiltà Cattolica: antropologia postumanistica in rivolta contro l’uomo (askanews)

Ecco alcune agenzie dello studio in uscita sulla Civiltà Cattolica

Gesuiti: sfida mortale tecnologia a politica (e a democrazia).

Civiltà Cattolica: antropologia postumanistica rivolta contro uomo Roma, 19 mar. (askanews) – “La crisi attuale della politica non è semplicemente legata all’inerzia o all’incapacità di gestire la complessità dei dei temi in agenda, ma al disorientamento causato da un nuovo modello culturale che sta sostituendo il vecchio. Ciò che si sta destrutturando è il fondamento e la finalità dell’agire politico”. E’ quanto afferma la rivista dei gesuiti La Civiltà Cattolica, in un articolo di profonda analisi culturale e antropologica, a firma del padre Francesco Occhetta e del p. Paolo Benanti che, in sostanza, lanciano un allarme sui pericoli conseguenti ad un prevalere -in tutti i sensi- della tecnica sulla politica. Al punto di mettere a rischio la qualità sociale ma anche della democrazia, fino ad arrivare ad una vera e propria perdita di senso con una relativizzazione di tutti gli orientamenti etici e in ultimo con l’oscuramento della visione umanistica che è o è stata patrimonio e riferimento della civiltà europea e occidentale.. “Ciò che si sta destrutturando -sostiene p. Occhetta- è il fondamento e la finalità dell’agire politico. Le categorie dell’umanesimo europeo, che hanno posto la persona al centro dell’agire politico, non sono più una condizione pre-politica accolta da tutte le forze in campo. La “tavola dei valori” che la coscienza di una società discerne e lo Stato democratico riconosce non è più unanimemente condivisa”. Si tratta dunque di un fenomeno che supera la tradizionale dimensione delle difficolà politiche ed economiche di gestione di un paese che non riescono ad essere risolte nei singoli Parlamenti. “Dinanzi a questo impasse è utile iniziare a chiedersi -afferma La Civiltà Cattolica- se non ci sia qualcosa di più che impedisca alla politica di riconoscere se stessa, a causa di un mutato clima culturale e antropologico penetrato nei palazzi del potere senza bussare”. Questo “qualcosa di più” è individuato da p.Occhetta in un processo culturale che definisce come il “postumano”, una nuova antropologia che si contrappone all’umanesimo in nome del progresso tecnico. Dopo una serie di citazioni letterarie in questo senso, Occhetta spiega che “il postumano si configura attorno all’idea centrale di una umanità sconfitta dal suo stesso progresso. Le difficoltà e le trasformazioni che ha conosciuto l’Occidente industrializzato nel primo dopoguerra hanno fatto emergere una serie di dubbi sulle capacità dell’uomo di gestire la complessità tecnico-sociale che egli stesso produceva”. (Segue) Min 19-mar-15 11.20 NNNN

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Gesuiti: sfida mortale tecnologia a politica (e a democrazia) -2- Roma, 19 mar. (askanews) – Questa nuova antropologia, prosegue la rivista dei gesuiti, “parte dall’assunto che una trasformazione profonda nel vivere dell’uomo è già avvenuta e che il risultato di tale trasformazione genera un cambiamento nel suo modo di essere”. E quello che “il movimento postumano contesta in maniera decisa è l’esistenza di un’idea di umano e di umanità che sia immutabile. Per i postumanisti la tecnologia, più che la scienza, ha distrutto l’idea di una natura immutabile dell’uomo, rendendo l’uomo un essere malleabile e capace di essere modificato a piacimento: e’ questo il punto che cambia la condizione umana in una condizione postumana”. Da questi presupposti “si genera una sorta di nuova mappa valoriale e di inedite istanze etiche”. Quindi il “dovere dell’uomo di fronte ad un’esistenza non più governata dal concetto di natura, ma dominata dalla malleabilità, sarà quello di farsi carico della sua costruzione, indirizzando i cambiamenti del suo essere verso le mete che egli sceglie di volta in volta: devi farti carico della tua costituzione biologica modificandola a tuo piacimento”. In questa grande alienazione p.Occhetta coglie il “qualcosa di più penetrato senza bussare nei palazzi del potere” a complicare ulteriormente il già difficile compito della politica a governare la vita di un paese. Difficoltà che si evidenziano maggiormante sui grandi temi sensibili inerenti la vita umana, l’dentità sessuale, gli sviluppi biomedici volti non più a curare malattie ma a migliorare e potenziare le facolta’ cognitive dell’uomo (in sostanza la possibilità di “creare uomini migliori di altri”) e infine la morte. Tutti temi che rivelano una forte difficoltà della politica ad intervenire e a tracciare soluzioni che sempre più spesso vengono “disciplinate a colpi di sentenze della magistratura, mentre il Parlamento non riesce a trovare argomentazioni condivise, soluzioni accettabili e risposte ragionevoli”. Il pericolo indicato è quello di ridurre la vita nel suo intero arco, a cosa oggettivizzata che “diviene merce e che può essere trattata come una cosa da produrre, secondo tecniche il cui valore risiede nell’efficienza più che nella dignità del soggetto a cui si applicano”. Con il risultato che tutto ciò che è tecnicamente possibile è di per sè considerato moralmente lecito. Di fronte a questo quadro problematico, p.Occhetta conclude: “Di fronte ai problemi di comprensione dell’umano che il postumanesimo pone alla politica, il discernimento politico ha bisogno di formazione, per declinare il valore umano nei differenti contesti culturali, perchè se la tecnica sa come si fanno le cose, la politica ha il compito di ricollocare la promozione della dignità unama al centro dell’agire politico”. Min 19-mar-15 11.20 NNNN

Per leggere lo studio si veda La Civiltà Cattolica

Le categorie dell’umanesimo europeo, che hanno posto la persona al centro dell’agire politico, non sono più una condizione «pre-politica» accolta dalle forze politiche. Temi come l’inizio e la fine della vita sono disciplinati a colpi di sentenze della magistratura, mentre il Parlamento non riesce a trovare argomentazioni e soluzioni condivise. A provocare la classe politica è l’antropologia del postumanesimo, secondo cui la tecnologia, più che la scienza, ha distrutto l’idea di una natura immutabile dell’uomo, rendendo l’uomo un essere malleabile, modificabile. La Chiesa, per rispondere a domande sul senso della vita nell’era postumana, invita a «rifondare i valori» tra credenti e non credenti per governare la tecnica e tutelare la persona.

The categories of European Humanism, which have placed theperson at the center of political activity, are no longer a «pre-political»condition adopted by political forces. Issues such as the beginning and the endof life are disciplined by Judiciary sentences, while Parliament cannot findcommon ground or solutions. The political class is now provoked bypost-humanism anthropology, according to which technology, more than science,has destroyed the idea of an unchanging nature of man, making the man amalleable, changeable being. The Church, in answering questions about themeaning of life in the post-human era, invites a «re-establishment of values»among believers and non-believers to govern technology and to protect theperson.

Per approfondire una pubblicazione di Paolo Benanti si veda Cyborg. Tra nuove biotecnologie e domande antropologiche

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