Dalla parola all’immagine

La relazione tra parola e immagine costituisce uno dei temi che caratterizzano la civiltà occidentale e il rapporto dell’uomo con la propria vita di fede.
Se per il mondo ebraico Dio si rivela al suo popolo attraverso la parola, nella fede cristiana egli si rende visibile in un uomo: Gesù.

Riflettendo su questo rapporto, Andrea Dall’Asta, direttore sia della Galleria d’arte San Fedele sia della Galleria «Raccolta Lercaro» di Bologna, nel suo volume DIO STORIA DELL’UOMO. DALLA PAROLA ALL’IMMAGINE ripercorre la storia di questi passaggi, in una riflessione interdisciplinare che unisce arte, teologia, filosofia e antropologia.

Il lettore è accompagnato a contemplare, anche grazie all’ausilio di immagini inserite nel volume, come Cristo è stato rappresentato: dal Christus gloriosus al Christus patiens, dalle raffigurazioni del Rinascimento fino a quelle del Novecento, dove il volto di Gesù, spesso sfigurato e lacerato, incarna i drammi dell’uomo contemporaneo.

Tra le opere alle quali l’A. ricorre per ricostruire la «storia dell’immagine», la più espressiva è l’Autoritratto di Albrecht Dürer. Il noto pittore tedesco del Cinquecento, dipingendo il proprio volto, fa coincidere i suoi lineamenti con quelli del volto di Cristo. Sotto il proprio Autoritratto, scrive: «Io, Albrecht Dürer di Norimberga, all’età di 28 anni, con colori eterni ho creato me stesso a mia immagine». Commenta Dall’Asta: «Il ritratto del pittore tedesco diventa così simbolo di una nuova creazione, della coscienza di una profonda dignità umana che affonda le proprie radici nella fede cristiana».

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La vita di Dio ormai non abita più l’assoluta trascendenza dell’icona, ma si immerge nella realtà quotidiana, descritta nell’arte secondo la prospettiva lineare che invita l’uomo a una riflessione sul senso del tempo.
Siamo alle origini del soggetto moderno, conclude Andrea Dall’Asta, la presenza di Cristo nella storia opera una rivoluzione antropologica: «Gesù diventa il perno attorno al quale ruotano le vicende umane. L’incontro con Gesù, che può avvenire anche nei momenti più inaspettati della vita quotidiana, trasforma l’uomo in soggetto, in un artefice del proprio destino». È questo il centro della «storia dell’immagine».
Nella seconda parte del libro, dalla storia dell’immagine a partire dal soggetto, l’A. si interroga sul modo con il quale Cristo continua a vivere il nostro presente attraverso il suo corpo, la comunità ecclesiale. In quale modo la Chiesa rappresenta se stessa? Se nel passato le immagini ruotavano attorno all’iconografia della Chiesa come sposa di Cristo, oggi, in una società sempre più secolarizzata, la Chiesa fa difficoltà a darsi un volto per «auto-rappresentarsi».

Nel volume non mancano riflessioni critiche. La Chiesa si trova immersa in una ipericonicità causata da una proliferazione dell’immagine senza precedenti proposta dai media, in cui tutto si fa immagine. Ma questo aspetto termina per invadere le diverse dimensioni politiche, sociali e culturali dello spazio umano, secondo principi di pubblicità e di mercato e tende inevitabilmente alla negazione del carattere simbolico dell’immagine.

Secondo l’A. se da un lato il tema dell’immagine è divenuto oggi centrale, paradossalmente siamo giunti al trionfo dell’iconoclastia, in cui si nega il valore dell’immagine attraverso la sua incontrollata moltiplicazione. In questa de-realizzazione dell’immagine, in che modo la Chiesa interpreta se stessa? Quale sguardo ha il mondo nei suoi confronti? La tentazione della Chiesa è quella di re-inscrivere la post-modernità nella tradizione, nella nostalgia di un ritorno a un passato mitico e rassicurante, forse mai esistito.

È per questo che l’A. ritiene che la vera sfida consiste nell’ascolto degli interrogativi e delle contraddizioni del nostro tempo; occorrerà riflettere su un’arte che parli il linguaggio del nostro tempo e che esprima il desiderio di dare risposte al mistero ultimo dell’esistenza, in una ricerca continua di riconoscere un senso al destino della vita.

Il volume, la cui prefazione è curata da Bartolomeo Sorge, non si rivolge solamente a chi si occupa di filosofia, teologia ed estetica, ma anche ai lettori che ricercano il significato di ciò che vero e bello.

Recensione pubblicata su La Civiltà Cattolica

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