Cosa è accaduto 2000 anni fa?

Manca un corpo al bilancio dei conti della morte, la somma non torna e l’evento più certo della vita (la morte!) è stato falsificato. Questo fatto invece di semplificare le cose sembra però che le complichi.

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In gioco non c’è tanto la risurrezione come idea, il dramma che giustifica i filosofi a credere o a non credere (in fondo rimane un’idea!), ma al centro c’è una persona risuscitata.
Lo aveva detto a Marta: “io sono la Risurrezione e la vita” (Gv 11,25). Senza equivocarci sul rigoroso ordine: prima la morte, poi la risurrezione e poi la vita. Prima la morte, con lo stesso destino del seme che entra nella terra, poi la risurrezione che spunta dalla terra e da tutte le nostre tombe e morti; poi la vita, anzi, la Sua vita che entra nelle nostre morti e le risorge..

La Pasqua è la festa del corpo. Quel corpo è stato così tanto amato da risorgere per la forza che sprigionata dalla forza dell’amore di Dio.

In realtà la cultura contemporanea alla risurrezione dei copi non crede più. Durante due secoli il leitmotive è stato quello di convincerci che “Dio è morto”. Da quando Nietzsche lo ha affermato gli crediamo. Se dunque è morto non può essere risorto.
Per questo surroghiamo l’incontro con la risurrezione allontanando la morte con l’estetica, l’eterna giovinezza, il costante sopra-vivere. Così la fede nella risurrezione non dice tanto il nostro futuro ma come stiamo vivendo la qualità del senso presente.
I racconti della risurrezione dei vangeli sono sorprendenti. Perché nello stesso momento una persona vede Cristo risorto e la sua vicina no? Di per se le due posizioni sono legittime: un sepolcro aperto e un corpo che non c’è più. Quel corpo è risorto, nascosto o rubato? Cosa diremmo noi? Che posizione prenderemmo se assistessimo a un fatto così?
Chi lo vede risorto ha un’esperienza di fede, chi invece non vede nulla o non vuole vedere nulla è perché ha deciso di non coltivare la dimensione spirituale… è per questo che tra persone così si rischia di non capirsi. riss

La Scrittura e le grandi scuole di spiritualità io penso a quella di Ignazio di Loyola, ci ricordano, come ha affermato Ronchi, che “il bene maggiore per me non è una vita lunga, un infinito sopravvivere; l’essenziale non sta nel non morire, ma nel vivere già una vita risorta. L’eternità è già entrata in noi molto prima che accada, entra con la vita di fede, entra con i gesti di amore entra con la vita buona (bella, sensata)”.
“Dobbiamo avere più paura di una vita sbagliata che della morte”. Per questo la seconda preghiera eucaristica, la più antica di tutte, ci porta a chiedere: “Ammettili a godere la luce del tuo volto”. È il verbo godere che è centrale per le nostre vite, una scintilla di eternità, la pace del cuore, un raggio di sole che riscalda… tutto questo per dire che è la risurrezione che risponderà al nostro bisogno di felicità. Perché di felicità ne hanno bisogno i nostri giorni e i luoghi che abitiamo. sole

Cos’è accaduto 2000 anni fa? La Resurrezione è un evento meta-storico, ma lascia tracce nella storia, la gran parte di queste tracce sono indirette: il sepolcro vuoto, la testimonianza delle donne, una comunità che si riunisce, la missione degli apostoli, la chiesa che dopo 2000 anni continua a celebrare…
La Scrittura riporta un’esperienza reale che è già simbolica. Il Signore anzitutto risorge nei cuori e la forza dei battiti ci permettono di vederlo nella storia. Per questo non è strano che la mediazione tra i due linguaggi si trovi nell’espressione ōfthe, “si fece vedere”. “Si fece vedere” è un verbo attivo, causativo ed è diverso dal verbo “fu visto” (passivo).
Il riconoscimento avviene come un incontro, un camminare insieme, un mangiare insieme, una storia da costruire lungo il tempo. Non solo visione, ma incontro personale. Il primato non spetta ai segni (condizioni di possibilità) ma a Cristo. Senza questa iniziativa, gli Apostoli non sarebbero mai giunti alla fede e la chiesa non potrebbe avere la forza della missione. gesu 2
L’esperienza degli Apostoli non è stata unicamente soggettiva, ma ripetuta e condivisa nella storia… attraverso un lungo viaggio, descritto da Dag Hamerskjöld: “Il viaggio più lungo è il viaggio interiore”… non per rimanerci, ma appunto per emigrare, per uscire da se stesso e aprirci alla forza della Pasqua, esplosione della vita che non finisce.

 Riflessione pubblicata per i giornalisti dell’Unione Stampa Cattolica italiana www.ucsi.it

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