Rousseau e il M5S

Rousseu. Un nome che è ritornato alla ribalta con il M5S che ha creato una piattaforma on-line col suo nome. Ma chi era Rousseau? Perché il M5S lo ha scelto come loro ispiratore? Che traccia è rimasta nella nostra cultura del suo pensiero? Rousseau va conosciuto prima per essere utilizzato e riciclato. Il suo pensiero è pieno di chiaro scuri. Per questo è tra gli autori più discussi e studiati nella storia nato 305 anni fa. Non è un contemporaneo, ma un uomo di cultura di tre secoli fa. Perché è stato “ripescato”? Per moda o perché il suo pensiero sta davvero ispirando il pensiero del M5S? E’ dalle radici del suo pensiero che si possono calcolare i frutti sociali e politici che genera. Ma prima va conosciuto.
Ho così pensato di offrire alcuni testi e delle chiavi di letture su di lui… per capire meglio i pentastellati! Lo farò a puntate, il blog non permette di leggere studi lunghi e pesanti… ma poco a poco ce la faremo 🙂

Iniziamo. Una scrittrice sua contemporanea, Madame de Staël, scrisse di lui: «Non ha scoperto nulla ma ha infiammato tutto». È proprio così. Siamo davanti ad una delle menti più geniali e complesse degli ultimi tre secoli. Anche Jean J. Chevallier, tra dei più noti politologi del Novecento, lo presenta come «uno dei più grandi pensatori della storia», ma precisa che egli procede per «sofismi» e per «paradossi»[1]. Il suo pensiero ha diviso sia la cultura laica sia quella cattolica. I primi dicono di lui che era «arrogante, presuntuoso, permaloso, instabile, con quella sottile forma d’ipocrisia che fa dell’amore sincero per la virtù una copertura comoda per le carenze morali e per i vizi — era quello che era —, ma alla fine non ha mai lasciato gli uomini indifferenti; e questo è la prova incontrovertibile che egli appartiene agli spiriti di alto livello»[2]. Una parte della cultura cattolica non gli ha risparmiato giudizi duri: «Prima di essere un teorico antisociale Rousseau era nato asociale» [3].

Leggendo le opere di Rousseau emerge il suo autoritratto, il suo genio e il suo disorientamento esistenziale: «La sua riflessione verte sui problemi etici dell’uomo sociale, delle sue antinomie e del suo destino in società. Per questo tra le sue idee ce n’è sempre, in tutti i tempi, qualcuna che somiglia a quelle del lettore. Così come molti hanno osservato, ogni generazione scopre un nuovo Rousseau e trova in lui il modello di ciò che vuol essere e di ciò che rifiuta decisamente»[4]. Il problema interpretativo del suo pensiero nasce proprio da qui. L’interpretazione parziale delle migliaia di pagine delle sue opere continua a rivelare che «tra le sue idee ce n’è sempre […] qualcuna che assomiglia a quelle del lettore».

La spiegazione di questa finestra che egli lascia aperta nella mente e nello spirito del suo interlocutore, la troviamo leggendo un’opera meno nota, Sogni di un viandante solitario. In questo breve racconto emerge il Rousseau artista, quello che con lo stile letterario e l’uso di parole onomatopeiche (comprensibile solo leggendo in francese), fa sentire al suo interlocutore lo scricchiolio delle foglie secche sotto i piedi, il vento tra le fronde di un albero, l’odore della terra bagnata. C’è da chiedersi, allora, come Rousseau possa aver scritto le precedenti opere, quelle «politiche» più note al lettore, a prescindere dalla sua sensibilità e dal fallimento della sua vita (che conosceremo).

Ma è forse è questo il motivo per cui Rousseau ha ispirato il pensiero rivoluzionario francese e quello marxista, e le sue opere sono state utilizzate per sostenere sia alcune forme di totalitarismo sia formule democratiche e liberali.

Egli era un letterato raffinato, conosceva bene l’arte dell’affabulazione; inoltre non bisogna dimenticare che la penna era la fonte del suo sostentamento. Con ciò non si vuole dire che la sua mente fosse artefatta o condizionata dai committenti, ma semplicemente che non poteva scrivere a prescindere dal giudizio dei suoi lettori. Chi erano dunque gli interlocutori di Rousseau? Quali erano il palcoscenico, la scena, i personaggi che si presentavano alla sua regia? E dal punto di vista politico, che eredità lascia il suo pensiero alle moderne democrazie? In lui che rapporto c’è tra vita etica e politica?

… segue!

[1] J. J. Chevallier, Storia del pensiero politico II. L’età moderna, V, trad. it., Bologna, il Mulino, 1989, 423.

[2] P. H. Simone, Le jardin et la ville, Paris, Seuil, 1962, 182.

[3] J. Maritain, Tre riformatori. Lutero, Cartesio, Rousseau, trad. it., Brescia, Marcelliana, 1961, 155.

[4] S. Testoni Binetti, Antologia di scritti politici, Bologna, il Mulino, 1977, 40.

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