La Rai e il Servizio Pubblico

E’ in uscita uno studio su LA RAI E IL SERVIZIO PUBBLICO. Ecco come è stato ripreso dalle principali agenzie di stampa.

(ANSA) – ROMA, 24 NOV -”È sulla qualità dell’informazione e sul rapporto di fiducia con i cittadini che si basa il servizio pubblico della Rai”, perchè ”il servizio pubblico si regge su logiche che sono il punto di equilibrio tra le esigenze del mercato dell’ascolto televisivo e le scelte valoriali di un Paese”. A sottolinearlo è Padre Francesco Occhetta, uno degli scrittori di Civiltà Cattolica, nel numero in uscita domani, in cui dedica un articolo alla Rai.
”Certo, il servizio pubblico – scrive – non è esente dai condizionamenti della politica, spesso più preoccupata dell’apparire che dell’essere. Le condizioni a cui il pluralismo non può abdicare sono la qualità della notizia e la sua imparzialità, che non è neutralità”. Per padre Occhetta, ”il nucleo del problema” è ”l’orizzonte di senso in cui si inscrivono i significati di ‘servizio’ e di ‘pubblico”’, che ”dipende direttamente dai valori di credibilità e di inclusività, e dal rapporto di fiducia tra la Rai e i suoi fruitori”. A suo avviso ”la formazione di una coscienza civile, da sempre riconosciuta nella tradizione della televisione pubblica, può essere garantita soltanto dalla Rai. Non si tratta, come pensano molti, di rifondare una ‘Rai insegnante’ – il cui etimo ricorderebbe un ‘mettere dentro’ -, bensì di costruire una ‘Rai educante’, e ciò nel senso più alto del termine, del ‘tirare fuori’ risorse, innovazioni e valori: dai cittadini e dalla società”.
”Da un punto di vista comunicativo, passare dalla centralità dell’attenzione a quella della fiducia significa fare propria la dimensione del dialogo’. Perché questa trasformazione avvenga, sono necessarie condizioni di natura tecnologica, come le infrastrutture abilitanti e la riprogrammazione di competenze qualificate”, spiega.
Secondo p. Occhetta, ”Accompagnare la trasformazione del servizio pubblico secondo uno stile preciso e rigoroso significa educare il proprio giornalismo a correggersi, rettificarsi e scusarsi; affinarlo nei contenuti e nei modi; vietare le forme di pubblicità occulta; liberare il giornalismo dall’essere megafono servile della politica; favorire il fatto che si parli di più e meglio di Europa; essere trasparenti nelle assunzioni, nelle nomine e nelle retribuzioni; premiare il merito; motivare i delusi; investire in cultura e non sprecare le risorse. Innovarsi è soprattutto questione di sguardi e di linguaggio”. Ma non è certo negare la modernità: ”Indietro non si può più ritornare. Le dimensioni del tempo e dello spazio dell’informazione sono cambiate”, spiega, sottolineando che ”la risposta positiva dell’attuale dirigenza è quella della Media Company, che favorisce l’accesso ai contenuti sulle piattaforme esistenti”. E ancora: ”Da parte della Rai, il rapporto di fiducia con i cittadini presuppone questa scelta: restituire e far condividere i contenuti del patrimonio dei suoi archivi, che contengono qualcosa come tre milioni di ore di trasmissione. Da parte loro, i cittadini verso la Rai sono chiamati alla responsabilità di collaborare a progetti e ad interventi mirati, perché la Rai è di tutti”.
”Per l’importanza che la comunicazione riveste nel terzo millennio il servizio pubblico determina la qualità della democrazia. È per questo che dovrebbe essere un nuovo diritto fondamentale da inserire nella Costituzione italiana, perché gli venga attribuita la stessa dignità della sanità, della scuola ecc”, conclude.(ANSA).
STF
24-NOV-16 14:14

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Dall’Agenzia ASKA

Rai/ Civiltà cattolica: bene “media company” Rai e accesso a contenuti
Padre Occhetta: servizio pubblico determina qualità di democrazia

Città del Vaticano, 24 nov. (askanews) – “E’ sulla qualità dell’informazione e sul rapporto di fiducia con i cittadini che si basa il servizio pubblico della Rai”. Lo scrive padre Francesco Occhetta sull’ultimo numero di Civiltà cattolica, quindicinale dei gesuiti pubblicato conl’imprimatur della Segreteria di Stato vaticano.

“Da dove ripartire, allora, per rifondare la missione della Rai? La risposta positiva dell’attuale dirigenza – sottolinea il gesuita – è quella della Media Company, che favorisce l’accesso ai contenuti sulle piattaforme esistenti. Tuttavia la nuova frontiera etica della comunicazione pone sfide ancora più ardue per fondare le scelte tecniche: in che modo i concetti di dono e di comunione, di fiducia e di partecipazione, di gratuità e di solidarietà, in opposizione alla sudditanza e al controllo politico, alla spartizione e al compromesso del potere, possono rivoluzionare la comunicazione contemporanea? Certo, gli orientamenti di fondo del servizio pubblico sono una governance credibile, un servizio inclusivo e una memoria certificata per il Paese”.

E’ “ragionevole – prosegue padre Occhetta – una riflessione sul numero dei canali e il potenziamento delle innovazioni tecnologiche come l’ultraHD, la valorizzazione delle fictions e il ripensamento delle strategie in campo cinematografico. Si
potrebbe creare un canale all news in lingua inglese (e araba), capace di specializzarsi su temi cruciali come il ruolo geopolitico dell’Italia all’interno del Mediterraneo, il dialogo, i beni culturali, il territorio. Ripensare la struttura significa per la Rai anche organizzare ‘canali (non solo radiotelevisivi) per target differenziati, governando la trasformazione dei canali tematici in banche dati on demand'”.

Ridefinire la nuova missio della Rai che ha circa 13.000 dipendenti, sottolinea ancora la Civiltà cattolica, significa anche garantire un giornalismo di qualità, la trasparenza nelle nomine, premiare il merito, motivare i delusi, investire in cultura e non sprecare le risorse. Il servizio pubblico che determina la qualità della democrazia e forma la coscienza civile potrebbe essere inserito nella Costituzione come nuovo diritto fondamentale. La cultura politica è invece chiamata a custodirlo come una agorà in cui il ruolo formativo “non significa riempire secchi, ma accendere fuochi”.

Ska

241630 nov 16

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Dall’agenzia SIR “La rivoluzione digitale sta imponendo al servizio pubblico un nuovo paradigma culturale: non si tratta di ripetere gli stessi contenuti con mezzi nuovi, ma di far passare l’informazione dalla trasmissione, che è del modello broadcasting (trasmissione unilaterale), alla condivisione in base alle logiche di sharing (partecipazione)”. Lo scrive Francesco Occhetta nel prossimo numero de “La civiltà cattolica” (datato 10 dicembre), in un ampio articolo intitolato “La Rai e il servizio pubblico”. “Prima ancora che i nuovi canali e i nuovi mezzi, il significato rinnovato di servizio pubblico sollecita media come la Rai a pensarsi nell’ottica fondativa di un nuovo modo di comunicare e di comprendersi – sottolinea padre Occhetta – che peraltro già appartiene al tempo in cui viviamo. I temi sociali e politici che stanno segnando un cambiamento d’epoca – per esempio, l’immigrazione e il Mediterraneo, l’integrazione, la lotta al terrorismo e la costruzione della cittadinanza europea, l’antropologia del postumanesimo e la laicità dello Stato, la coesione sociale intorno ai princìpi della Costituzione e le politiche del lavoro – possono incontrare nel servizio pubblico un luogo relazionale e di formazione in cui approfondire e trovare soluzioni culturali condivise. Ci chiediamo: in che modo la Rai risponde alle nuove sfide del servizio pubblico?”.

DAll’agenzia SIR Il Servizio pubblico “è tra i temi dell’agenda politica più silenti e urgenti da affrontare: in quale modo la Rai sta rispondendo alle sfide classiche di educare, informare e intrattenere? La risposta positiva dell’attuale dirigenza è quella della media company, che favorisce l’accesso ai contenuti sulle piattaforme in cui la tv non è più concepita come mezzo, ma come luogo relazionale e un ecosistema”. Così la “Civiltà cattolica” presenta l’articolo di padre Francesco Occhetta sul futuro della Rai che apparirà nel prossimo numero della rivista dei Gesuiti. “Ridefinire la nuova missio della Rai che ha circa 13mila dipendenti, significa anche garantire un giornalismo di qualità, la trasparenza nelle nomine, premiare il merito, motivare i delusi, investire in cultura e non sprecare le risorse. Il servizio pubblico che determina la qualità della democrazia e forma la coscienza civile potrebbe essere inserito nella Costituzione come nuovo diritto fondamentale”. Nell’articolo si legge fra l’altro: “Le trasmissioni radiotelevisive prodotte in uno Stato democratico sono chiamate a garantire imparzialità, completezza d’informazione e tutela dei bisogni presenti in una società. Ecco il nucleo del problema: l’orizzonte di senso in cui si inscrivono i significati di ‘servizio’ e di ‘pubblico’ dipende direttamente dai valori di credibilità e di inclusività, e dal rapporto di fiducia tra la Rai e i suoi fruitori”.
“Il dibattito intorno al servizio pubblico, inoltre, è a un bivio: per alcuni, i media privati che trattano temi di servizio pubblico dovrebbero equivalere alla Rai; per altri, questa ha esaurito il suo compito; altri ancora propongono di limitare il canone – che sarà pagato in bolletta – esclusivamente a quanti usufruiscono del servizio. Al di là di posizioni legittime ma tutte parziali, per giungere a ridefinire la missione della Rai – osserva Occhetta – occorre riconoscere che il ‘cosa comunicare’ non può più prescindere in termini qualitativi da questi altri due elementi: ‘come’ e ‘a chi’ comunicare. La formazione di una coscienza civile, da sempre riconosciuta nella tradizione della televisione pubblica, può essere garantita soltanto dalla Rai. Non si tratta, come pensano molti, di rifondare una ‘Rai insegnante’”, “bensì di costruire una ‘Rai educante’, e ciò nel senso più alto del termine, del ‘tirare fuori’ risorse, innovazioni e valori: dai cittadini e dalla società”. Fra i temi affrontati da Occhetta in specifici paragrafi dell’articolo figurano: la dimensione etica del servizio pubblico e le sfide per la Rai; la riforma della Rai e la cultura del servizio pubblico; le colonne del servizio pubblico: pluralismo e libertà.

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