Sul Presidente Mattarella… sub lege libertas (siamo liberi sotto la legge).

IL XII PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, SERGIO MATTARELLA

Sergio Mattarella è stato eletto Presidente della Repubblica sabato 31 gennaio 2015. Il Parlamento ha scelto di mettere al centro dell’Ordinamento un uomo politico di alto profilo istituzionale, che è stato più volte ministro e giudice della Corte Costituzionale. La tradizione culturale a cui appartiene il XII Presidente è quella del cattolicesimo democratico, che concepisce la Costituzione come un progetto da realizzare nella storia e fonda la testimonianza in politica su tre parole chiave: garanzie, mediazione e laicità. Nel discorso pronunciato davanti al Parlamento da «garante della Costituzione» il Presidente ha evocato parole come «volti», «comunità», «unità» e «speranza» che, nel tempo del leaderismo e della debolezza del diritto, ricollocano al centro un insegnamento degli antichi: sub lege libertas (siamo liberi sotto la legge).

La Civiltà Cattolica, Quaderno N°3952 del 21/02/2015 – (I 354-364).

discorso

Riporto qui le fonti di Agenzia che hanno ripreso l’articolo:

Civiltà Cattolica: elezione Mattarella è speranza per democrazia ZCZC TM News PN_20150219_00966 4 pol gn00 XFLT Civiltà Cattolica: elezione Mattarella è speranza per democrazia Cattolicesimo democratico torna a contare,sembrava cultura spenta Roma, 19 feb. (askanews) – Anche se dovuta ad una forte mossa politica di Renzi ”paragonabile a uno scacco al re”, l’elezione di Mattarella a presidente della Repubblica è vista dai gesuiti de La Civiltà Cattolica come un fattore di equilibrio politico e istituzionale ma anche di ”speranza” per la democrazia del nostro Paese. ”Ma c’è di più” sottolinea l’autore dell’articolo, il gesuita padre Francesco Occhetta: ”Con il presidente Mattarella riprende ad ardere la cultura del cattolicesimo democratico, che sembrava essersi spenta”. Cultura che Occhetta definisce una ”tradizione vivente” che ”può essere compresa con tre parole chiave -garanzie, mediazione, laicità- e con una esperienza originante, quella della prima sottocommissione alla Costituente, formata da politici come Dossetti, La Pira e Moro”.”Per il cattolicesimo democratico di cui Mattarella è testimone ed erede -sottolinea ancora Occhetta- la Costituzione è un progetto da realizzare”. Viene quindi ricordato che i cattolici democratici (”definiti i figli maturi del Concilio Vaticano II”) hanno dato vita ad una visione costituzionale e a un filone politico da cui ”nasce la struttura dei diritti civili, politici e sociali, il pluralismo dei poteri e l’organizzazione dei poteri fondata su un’idea di democrazia partecipativa intesa come strumento di una società autonoma e attiva”.”Non è un caso -afferma la rivista dei gesuiti- che Mattarella (con Moro suo maestro) abbia sempre avuto a cuore che l’articolazione dei poteri legislativo ed esecutivo fosse controbilanciata dagli organi di garanzia, come la Corte Costituzionale e i poteri affidati al Presidente della Repubblica in modo che fossero finalizzati alla ‘crescita umana integrale’ della società”. In proposito p. Occhetta cita un fatto rimasto sconosciuto ai più. ”Nella Commissione bicamerale per le riforme presieduta da D’Alema (1997-98), Mattarella propose un emendamento approvato all’unanimità per riordinare e semplificare il corpo delle leggi che Leopoldo Elia ha definito ‘un nuovo digesto’ dopo quello di Giustiniano”. (Segue) Min 19-feb-15 14.50 NNNN

Civiltà Cattolica: elezione Mattarella è speranza per democrazia ZCZC TM News PN_20150219_00966 4 pol gn00 XFLT Civiltà Cattolica: elezione Mattarella è speranza per democrazia Cattolicesimo democratico torna a contare,sembrava cultura spenta Roma, 19 feb. (askanews) – Anche se dovuta ad una forte mossa politica di Renzi ”paragonabile a uno scacco al re”, l’elezione di Mattarella a presidente della Repubblica è vista dai gesuiti de La Civiltà Cattolica come un fattore di equilibrio politico e istituzionale ma anche di ”speranza” per la democrazia del nostro Paese. ”Ma c’è di più” sottolinea l’autore dell’articolo, il gesuita padre Francesco Occhetta: ”Con il presidente Mattarella riprende ad ardere la cultura del cattolicesimo democratico, che sembrava essersi spenta”. Cultura che Occhetta definisce una ”tradizione vivente” che ”può essere compresa con tre parole chiave -garanzie, mediazione, laicità- e con una esperienza originante, quella della prima sottocommissione alla Costituente, formata da politici come Dossetti, La Pira e Moro”.”Per il cattolicesimo democratico di cui Mattarella è testimone ed erede -sottolinea ancora Occhetta- la Costituzione è un progetto da realizzare”. Viene quindi ricordato che i cattolici democratici (”definiti i figli maturi del Concilio Vaticano II”) hanno dato vita ad una visione costituzionale e a un filone politico da cui ”nasce la struttura dei diritti civili, politici e sociali, il pluralismo dei poteri e l’organizzazione dei poteri fondata su un’idea di democrazia partecipativa intesa come strumento di una società autonoma e attiva”.”Non è un caso -afferma la rivista dei gesuiti- che Mattarella (con Moro suo maestro) abbia sempre avuto a cuore che l’articolazione dei poteri legislativo ed esecutivo fosse controbilanciata dagli organi di garanzia, come la Corte Costituzionale e i poteri affidati al Presidente della Repubblica in modo che fossero finalizzati alla ‘crescita umana integrale’ della società”. In proposito p. Occhetta cita un fatto rimasto sconosciuto ai più. ”Nella Commissione bicamerale per le riforme presieduta da D’Alema (1997-98), Mattarella propose un emendamento approvato all’unanimità per riordinare e semplificare il corpo delle leggi che Leopoldo Elia ha definito ‘un nuovo digesto’ dopo quello di Giustiniano”. (Segue) Min 19-feb-15 14.50 NNNN

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Mattarella: C.Cattolica, da lui garanzie, mediazione, laicità Figlio di costituente, fratello martire legalità, non usa slogan (ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 19 FEB – “Garanzie, mediazione, laicità” come “parole chiave” della sua cultura e del suo agire. E “la Costituzione come un progetto da realizzare”. Questi per la Civiltà cattolica gli elementi per comprendere il valore della elezione alla presidenza della Repubblica di Sergio Mattarella, figlio di Bernardo, che partecipò alla Costituente, fratello di Piersanti, ucciso perché incarnava l’aspirazione alla “correttezza nella vita della Regione, e esortava continuamente ad avere le carte in regola”. A Mattarella la rivista romana dei gesuiti, le cui bozze sono riviste dalla segreteria di Stato vaticana, dedica un approfondito articolo firmato da padre Francesco Occhetta. Con Mattarella, – di cui Occhetta fornisce un ritratto che sembra rivelare apprezzamento anche per lo stile : “non comunica con slogan e non usa i social network; l’espressione del suo volo e il modo di camminare, inoltre, non fanno notizia; per capirlo, bisogna leggerlo o ascoltarlo con attenzione” – secondo Civiltà cattolica “riprende ad ardere quella cultura del cattolicesimo democratico che sembrava essersi spenta con l’inizio di quella che convenzionalmente è stata definita la ‘Terza Repubblica’”. Di questa cultura l’articolo mette in luce il rapporto con Aldo Moro, Vittorio Bachelet, Roberto Ruffilli, Tina Anselmi e altri, per quanto riguarda l’aver avuto sempre “a cuore che l’articolazione dei poteri legislativo ed esecutivo fosse controbilanciata dagli organi di garanzia, come la Corte Costituzionale e i poteri affidati al Presidente della Repubblica, in modo che fossero finalizzati alla ‘crescita umana integrale della comunità'”. Comunque Mattarella, ricorda la rivista citando Umberto Gentiloni, rifiutò la “logica del o di qua o di là, in linea con il Ppi di Mino Martinazzoli”, e “l’operazione dell’Ulivo di Romano Prodi supera questa posizione: l’accettazione del bipolarismo, la nascita di un centro sinistra in cui i cattolici siano fermento”. Civiltà cattolica segnala inoltre l’importanza per il presidente Mattarella della lotta alla corruzione, la sua esperienza internazionale vissuta come ministro della Difesa nel periodo della guerra dei Balcani, e la sua “testimonianza di una laicità matura, che non forza mai la ragionevolezza e la condivisibilità delle proprie conclusioni, in relazione a principi unilateralmente stabiliti come universali”. La sua elezione dunque, osserva Civiltà cattolica, “riapre indirettamente anche all’interno del mondo cattolico italiano, quel dibattito sulla presenza e sul destino dei cattolici in politica, che non può esauristi sul ‘come’ (partito unico o costruzione di un grande centro politico), ma sul ‘cosa’ e sul ”verso dove’ i politici credenti possono fare insieme, per difendere la democrazia e costruire l’Europa dei popoli”. (giovanna.chirri@ansa.it) CHR 19-FEB-15 14:03 NNN

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Agenzia SIR 19 febbraio 17:06

“Nel tempo politico del leaderismo e della debolezza del diritto, crediamo che la garanzia per la democrazia italiana sia quella a cui appartiene la tradizione del presidente Mattarella, che gli antichi sintetizzavano nel motto: sub lege libertas”. Così padre Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica”, nel numero in uscita conclude la sua riflessione sulla figura del dodicesimo presidente della Repubblica, uomo politico “di alto profilo istituzionale”, giudice della Corte costituzionale e già più volte ministro, che nel suo discorso di insediamento ha sottolineato l’importanza di “ridare al Paese un orizzonte di speranza”. Per Occhetta, Mattarella è espressione di una “cultura del cattolicesimo democratico” che “può essere compresa con tre parole chiave: garanzie, mediazione, laicità”. La sua elezione “riapre indirettamente anche all’interno del mondo cattolico italiano quel dibattito sulla presenza e sul destino dei cattolici in politica, che non può esaurirsi sul ‘come’” ma “sul ‘cosa’ e ‘verso dove’” i politici credenti possono fare insieme, per difendere la democrazia e costruire l’Europa dei popoli”. Ad una condizione: “La testimonianza di una laicità matura che non forza mai la ragionevolezza e la condivisibilità delle proprie conclusioni, in relazione a princìpi unilateralmente stabiliti come universali”. (segue)

Filo rosso del discorso d’insediamento del neopresidente, lo scorso 3 febbraio, la parola “speranza”, fa notare Occhetta. Per quattordici volte Mattarella “precisa che cosa ‘significa’ concretamente ‘garantire’ la Costituzione”, e condanna “senza esitazione” mafia, corruzione, criminalità organizzata promettendo di essere un “arbitro imparziale”. Significativi il richiamo al diritto alla libertà religiosa e il monito contro il terrorismo; toccante il ricordo del piccolo Stefano Taché, ucciso nell’attentato alla sinagoga di Roma. Per ricostruire speranza e unità, Mattarella garantisce vicinanza ai “volti” più fragili: bambini, anziani, malati, giovani disoccupati, famiglie colpite dalla crisi economica, imprenditori che chiudono, volontari “che donano con generosità il proprio tempo agli altri”. Pensando a loro chiede una “mobilitazione di tutte le risorse della società italiana. Parlare di unità nazionale significa, allora, ridare al Paese un orizzonte di speranza”. “In realtà – il commento del politologo gesuita – in pochi hanno riflettuto sulla forza dell’evocazione di parole come ‘volti’, ‘comunità’, ‘unità’ e ‘speranza’”. “Carico di due grandi eredità il testimone che Mattarella riceve da Napolitano: la credibilità della figura del presidente della Repubblica davanti alle cancellerie del mondo e le urgenti riforme costituzionali”.

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agenzia DIR CIVILTÀ CATTOLICA: MATTARELLA EQUILIBRIO E SPERANZA PER DEMOCRAZIA (DIRE) Roma, 19 feb. – Anche se dovuta ad una forte mossa politica di Renzi “paragonabile a uno scacco al re”, l’elezione di Mattarella a presidente della Repubblica e’ vista dai gesuiti de La Civilta’ Cattolica come un fattore di equilibrio politico e istituzionale ma anche di “speranza” per la democrazia del nostro Paese. “Ma c’e’ di piu'” sottolinea l’autore dell’articolo, il gesuita padre Francesco Occhetta: “Con il presidente Mattarella riprende ad ardere la cultura del cattolicesimo democratico, che sembrava essersi spenta”. Cultura che Occhetta definisce una “tradizione vivente” che “puo’ essere compresa con tre parole chiave -garanzie, mediazione, laicita’- e con una esperienza originante, quella della prima sottocommissione alla Costituente, formata da politici come Dossetti, La Pira e Moro”. E “per il cattolicesimo democratico di cui Mattarella e’ testimone ed erede- sottolinea ancora Occhetta- la Costituzione e’ un progetto da realizzare”. Viene quindi ricordato che i cattolici democratici (“definiti i figli maturi del Concilio Vaticano II”) hanno dato vita ad una visione costituzionale e a un filone politico da cui “nasce la struttura dei diritti civili, politici e sociali, il pluralismo dei poteri e l’organizzazione dei poteri fondata su un’idea di democrazia partecipativa intesa come strumento di una societa’ autonoma e attiva”. “Non e’ un caso- afferma la rivista dei gesuiti- che Mattarella (con Moro suo maestro) abbia sempre avuto a cuore che l’articolazione dei poteri legislativo ed esecutivo fosse controbilanciata dagli organi di garanzia, come la Corte Costituzionale e i poteri affidati al Presidente della Repubblica in modo che fossero finalizzati alla ‘crescita umana integrale’ della societa’”. In proposito p. Occhetta cita un fatto rimasto sconosciuto ai piu’. “Nella Commissione bicamerale per le riforme presieduta da D’Alema (1997-98), Mattarella propose un emendamento approvato all’unanimita’ per riordinare e semplificare il corpo delle leggi che Leopoldo Elia ha definito ‘un nuovo digesto’ dopo quello di Giustiniano”.(SEGUE) (Rai/Dire). 11:06 19-02-15 NNNN NNNN

DIR CIVILTÀ CATTOLICA:MATTARELLA EQUILIBRIO E SPERANZA PER DEMOCRAZIA -2- (DIRE) Roma, 19 feb. – Per La Civilta’ Cattolica Mattarella rappresenta dunque un fattore di equilibrio e di razionalita’ politica e istituzionale piu’ che necessario in una fase politica di forti tensioni. “E’ la dimensione spirituale della politica che ha portato Mattarella -scrive p.Occhetta- a vivere importanti cambiamenti attraverso un cattolicesimo adulto, tormentato, inquieto, vicino alla sensibilita’ del cardinale Carlo Maria Martini, che egli incontra piu’ volte”. In politica, sostiene La Civilta’ Cattolica, “e’ l’arte della mediazione che caratterizza l’appartenenza al cattolicesimo democratico. Non deve stupire quindi se in politica Mattarella ha svolto piu’ una funzione di lievito che di massa”. In questo quadro p.Occhetta indica come “simbolica” la “coerenza di una scelta”, quella di dimettersi il 26 luglio 1990 da ministro (insieme a Martinazzoli, Fracanzani, Misasi e Mannino) dopo che il premier Andreotti aveva posto la fiducia per l’approvazione della legge Mammi’ che “sanava” le tre televisioni di Berlusconi. “Con tono pacato” ricorda Occhetta, “sara’ lui a spiegare al Paese quel gesto di rottura: ‘Riteniamo che porre la fiducia per violare una direttiva comunitaria sia, in linea di principio, inammissibile'”. Alla luce di queste considerazioni p. Occhetta afferma: “Nel tempo politico del leaderismo e della debolezza del diritto crediamo che la garanzia per la democrazia italiana sia quella a cui appartiene la tradizione del presidente Mattarella, che gli antichi sintetizzavano nel motto: sub lege libertas (siamo liberi sotto la legge)”. Stante la garanzia di Mattarella, sicuro ed esperto timoniere in tema istituzionale, per quanto riguarda le “urgenti riforme costituzionali” Occhetta osserva infine che oggi “queste dipendono molto dalla volonta’ dei giocatori e dalla tenuta di un centro-destra che non riesce ad offrire al Paese un’alternativa politica”. (Rai/Dire). 11:06 19-02-15 NNNN NNNN

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