Gioco d’azzardo, piaga sociale da curare e da guarire

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Giovedì 2 ottobre 12:06GIOCO D’AZZARDO: “PIAGA” DA FASCIARE E GUARIRE

Gioco d’azzardo e crisi sociale sono due facce della stessa medaglia, rappresentano il sintomo e la conseguenza di una cultura malata che si affida alla sorte, alla voglia di arricchirsi senza fare sacrifici, o semplicemente l’illusione di trovare una scorciatoia”. È l’analisi che p. Francesco Occhetta propone, sul quindicinale dei gesuiti “La Civiltà Cattolica”, circa “la piaga sociale del gioco d’azzardo”. È il 2003 l’anno di svolta, che ha “trasformato il Paese in un grande casinò a cielo aperto”, in cui “dal proibizionismo sul gioco, che distingueva l’Italia dagli altri Paesi occidentali, si è passati a una situazione di concessioni senza limiti che in pochi anni ha generato un’industria con il terzo fatturato più alto del Paese”. Il fatturato annuo legale “si aggira intorno agli 87 miliardi di euro”, di cui 8 miliardi entrano nelle casse dello Stato, ma “il capro espiatorio dell’intera operazione – osserva Occhetta – sono le fasce più povere della popolazione. Giocano, secondo l’Eurispes, il 47% delle persone che appartengono alla classe indigente e il 56% di quelle del ceto medio-basso”. Il gesuita analizza “l’evoluzione antropologica” dell’azzardo, “che fino agli anni Novanta era permesso solamente in uno dei quattro casinò del Paese”, “templi del gioco” con “una loro liturgia”, nei quali “i giocatori dovevano cambiare il denaro con le fiches per iniziare ‘un rito sacrificale’ consumato lontano dalla vita quotidiana”. (segue)

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Ora, invece, “la dimensione comunitaria che caratterizzava anche il gioco d’azzardo ha lasciato il posto alla solitudine del giocatore che davanti alla macchina inserisce direttamente denaro fresco, senza doverlo cambiare e rendersi conto di quanto spende immerso in pochi attimi fuggenti, che vanno, a seconda del gioco, dai 6 ai 240 secondi”. Occhetta parla di “ipnosi collettiva”, mettendo in evidenza pure i nuovi rischi dell’azzardo in internet, dove “giocare con la carta di credito non permette di percepire quanto si spende mentre si gioca”. Una piaga che coinvolge anche i minori, per i quali “passare dal gioco in internet a una slot è quasi automatico”. Telefono Azzurro stima che saltuariamente giochino con soldi il 23,3% dei bambini e il 39% degli adolescenti. Facile è il passaggio dal gioco alla dipendenza. “Bastano tre anni di gioco – afferma – per entrare in una dipendenza che passa da una fase di eccitamento a quella della disperazione”. “I ludopatici – annota Occhetta – mantengono circa il 50% del fatturato dell’industria delle slot”, mentre “i costi per lo Stato sono ingenti: si parla di circa 6 miliardi di euro per interventi psicologici, ricoveri, medicine, la perdita di rendimento, il costo sociale dei divorzi, i fallimenti, le conseguenze delle violenze familiari e sociali che il gioco provoca, e così via”. (segue)

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E pensare che “per circa un secolo, dal 1897 al 1992, le leggi – ricorda Occhetta – hanno considerato il gioco d’azzardo un pericolo sociale per la legalità, l’ordine, il risparmio e i conti pubblici”. Poi è venuta la crisi economica del 1992, che ha segnato “l’inizio della liberalizzazione”: quando “il governo decise un prelievo fiscale aggiuntivo, il gioco pubblico d’azzardo diventò una delle voci del prelievo indiretto”. Nuovo “cambio di paradigma” nel 2003, con l’azzardo “trasformato in una grande operazione finanziaria”, mentre “lo Stato estende la concessione a società private”, perdendo di fatto il monopolio. Infine la crisi economica, che “aggrava un circolo vizioso: i disoccupati hanno una propensione all’azzardo ed entrano nella trappola degli usurai”. Mentre “una parte sana della società sta reagendo con migliaia d’iniziative per arginare la cultura dell’azzardo”. Perché “le conseguenze del gioco d’azzardo – conclude Occhetta – non sono solamente una responsabilità personale: a livello sociale sono come una piaga, che la politica è chiamata a fasciare e a guarire. Anzitutto attraverso la rieducazione al gioco nelle scuole e negli oratori, la regolamentazione della pubblicità dell’azzardo, il potenziamento dei controlli, la trasparenza dei politici con le potenti lobby. Sono troppe infatti le persone povere intrappolate nelle catene della dipendenza e nel giro dell’usura”.
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