Noi gesuiti scrittori insieme a Papa Francesco

foto papaAlle ore 12.30 di questa mattina, 14 giugno, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza la Comunità degli Scrittori de “La Civiltà Cattolica”. Prima dell’Udienza il Papa si è intrattenuto brevemente con il Direttore della rivista, p. Antonio Spadaro, poi anche con il Padre Generale dei Gesuiti, Adolfo Nicolas.
E’ stato un incontro in cui passato e futuro si sono concentrati nell’attimo presente. Non sono mancate le emozioni in un clima di fraternità.

Video dell’Udienza

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Prima gli abbiamo baciato l’anello piscatorio, per riconoscere in lui l’istituzione e il ruolo che ha nella Chiesa, poi gli ho stretto la mano e gli ho detto: “Grazie per quello che fa per noi”. E lui stringendomela forte mi ha detto: “Grazie a te per quello che stai facendo”.

 

 

Di seguito il discorso che il Santo Padre ci ha rivolto, merita di essere letto:

DISCORSO DI PADRE FRANCESCO
ALLA COMUNITÀ DEGLI SCRITTORI
DE “LA CIVILTÀ CATTOLICA

Sala dei Papi
Venerdì, 14 giugno 2013

Cari amici nel Signore,

sono contento di incontrare voi Scrittori, la vostra comunità al completo, le Suore e gli Addetti all’amministrazione della Casa. I Gesuiti della Civiltà Cattolica, sin dal 1850, svolgono un lavoro che ha un particolare legame con il Papa e la Sede Apostolica. I miei Predecessori, incontrandovi in udienza, hanno riconosciuto più volte come questo vincolo sia un tratto essenziale della vostra rivista. Oggi vorrei suggerirvi tre parole che possono aiutarvi nel vostro impegno.

La prima è dialogo. Voi svolgete un importante servizio culturale. Inizialmente l’atteggiamento e lo stile della Civiltà Cattolica furono combattivi e spesso anche aspramente polemici, in sintonia con il clima generale dell’epoca. Ripercorrendo i 163 anni della rivista, si rileva una ricca varietà di posizioni, dovute sia al mutare delle circostanze storiche, sia alle personalità dei singoli scrittori. La vostra fedeltà alla Chiesa richiede ancora di essere duri contro le ipocrisie frutto di un cuore chiuso, malato. Duri contro questa malattia. Ma il vostro compito principale non è di costruire muri ma ponti; è quello di stabilire un dialogo con tutti gli uomini, anche con coloro che non condividono la fede cristiana, ma «hanno il culto di alti valori umani», e perfino «con coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in varie maniere» (Gaudium et spes, 92). Sono tante le questioni umane da discutere e condividere e nel dialogo è sempre possibile avvicinarsi alla verità, che è dono di Dio, e arricchirsi vicendevolmente. Dialogare significa essere convinti che l’altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alla sua opinione, alle sue proposte, senza cadere, ovviamente, nel relativismo. E per dialogare bisogna abbassare le difese e aprire le porte. Continuate il dialogo con le istituzioni culturali, sociali, politiche, anche per offrire il vostro contributo alla formazione di cittadini che abbiano a cuore il bene di tutti e lavorino per il bene comune. La «civiltà cattolica» è la civiltà dell’amore, della misericordia, della fede.

La seconda parola è discernimento. Il vostro compito è di raccogliere ed esprimere le attese, i desideri, le gioie e i drammi del nostro tempo, e di offrire gli elementi per una lettura della realtà alla luce del Vangelo. Le grandi domande spirituali oggi sono più vive che mai, ma c’è bisogno che qualcuno le interpreti e le capisca. Con intelligenza umile e aperta «cercate e trovate Dio in tutte le cose», come scriveva sant’Ignazio. Dio è all’opera nella vita di ogni uomo e nella cultura: lo Spirito soffia dove vuole. Cercate di scoprire ciò che Dio ha operato e come proseguirà la sua opera. Un tesoro dei Gesuiti è proprio il discernimento spirituale, che cerca di riconoscere la presenza dello Spirito di Dio nella realtà umana e culturale, il seme già piantato della sua presenza negli avvenimenti, nelle sensibilità, nei desideri, nelle tensioni profonde dei cuori e dei contesti sociali, culturali e spirituali. Mi viene una cosa che diceva Rahner: il gesuita è uno specialista nel discernimento nel campo di Dio e anche nel campo del diavolo. Non bisogna aver paura di proseguire nel discernimento, per trovare la verità. Quando ho letto queste osservazioni di Rahner, mi hanno abbastanza colpito.

E per cercare Dio in tutte le cose, in tutti i campi del sapere, dell’arte, della scienza, della vita politica, sociale ed economica sono necessari studio, sensibilità, esperienza. Alcune delle materie che trattate possono anche non avere relazione esplicita con una prospettiva cristiana, ma sono importanti per cogliere il modo in cui le persone comprendono se stesse e il mondo che le circonda. La vostra osservazione informativa sia ampia, obiettiva e tempestiva. E’ necessario anche avere una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza di Dio, che vanno considerate sempre insieme, e sono preziosi alleati nell’impegno a difesa della dignità dell’uomo, nella costruzione di una convivenza pacifica e nel custodire con cura il creato. Da questa attenzione nasce il giudizio sereno, sincero e forte circa gli avvenimenti, illuminato da Cristo. Grandi figure come Matteo Ricci ne sono un modello. Tutto questo richiede di mantenere aperti il cuore e la mente, evitando la malattia spirituale dell’autoreferenzialità. Anche la Chiesa quando diventa autoreferenziale, si ammala, invecchia. Il nostro sguardo, ben fisso su Cristo, sia profetico e dinamico verso il futuro: in questo modo, rimarrete sempre giovani e audaci nella lettura degli avvenimenti!

La terza parola è frontiera. La missione di una rivista di cultura come La Civiltà Cattolica entra nel dibattito culturale contemporaneo e propone, in modo serio e nello stesso tempo accessibile, la visione che viene dalla fede cristiana. La frattura tra Vangelo e cultura è senza dubbio un dramma (cfr Evangelii nuntiandi, 20). Voi siete chiamati a dare il vostro contributo per sanare questa frattura che passa anche attraverso il cuore di ciascuno di voi e dei vostri lettori. Questo ministero è tipico della missione della Compagnia di Gesù. Accompagnate, con le vostre riflessioni e i vostri approfondimenti, i processi culturali e sociali, e quanti stanno vivendo transizioni difficili, facendovi carico anche dei conflitti. Il vostro luogo proprio sono le frontiere. Questo è il posto dei gesuiti. Quello che Paolo VI, ripreso da Benedetto XVI, disse della Compagnia di Gesù, vale in modo particolare per voi anche oggi: «Ovunque nella Chiesa, anche nei campi più difficili e di punta, nei crocevia delle ideologie, nelle trincee sociali, vi è stato e vi è il confronto tra le esigenze brucianti dell’uomo e il perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i Gesuiti». Per favore, siate uomini di frontiera, con quella capacità che viene da Dio (cfr 2Cor 3,6). Ma non cadete nella tentazione di addomesticare le frontiere: si deve andare verso le frontiere e non portare le frontiere a casa per verniciarle un po’ e addomesticarle. Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, è urgente un coraggioso impegno per educare a una fede convinta e matura, capace di dare senso alla vita e di offrire risposte convincenti a quanti sono alla ricerca di Dio. Si tratta di sostenere l’azione della Chiesa in tutti i campi della sua missione. La Civiltà Cattolica quest’anno si è rinnovata: ha assunto una nuova veste grafica, si può leggere anche in versione digitale e raggiunge i suoi lettori pure nelle reti sociali. Anche queste sono frontiere sulle quali siete chiamati a operare. Proseguite su questa strada!

Cari Padri, vedo tra voi giovani, meno giovani e anziani. La vostra è una rivista unica nel suo genere, che nasce da una comunità di vita e di studi; come in un coro affiatato, ciascuno deve avere la sua voce e porla in armonia con quella degli altri. Forza, cari fratelli! Sono sicuro di poter contare su di voi. Mentre vi affido alla Madonna della Strada, imparto a voi, redattori, collaboratori e suore, come anche a tutti i lettori della rivista, la mia Benedizione.

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La nuova versione della rivista presentata da p. Antonio Spadaro

El discurso pronunciado por el papa Francisco en el encuentro con la redacción de la prestigiosa revista jesuítica «La Civiltà Cattolica», decana de la prensa italiana.

Queridos amigos en el Señor,

Estoy contento de encontraros a vosotros, escritores, a vuestra comunidad al completo, a las hermanas, a los adscriptos a la administración de la Casa. Los jesuitas de La Civiltà Cattolica, desde 1850, desarrollan una tarea que tiene un particular vínculo con el Papa y la Sede Apostólica. Mis predecesores, encontrándoos en audiencia, han reconocido muchas veces cómo este vínculo es una característica esencial de vuestra revista. Hoy quisiera sugeriros tres palabras que pueden ayudaros en vuestra tarea.

La primera es diálogo. Vosotros realizáis un importante servicio cultural. Inicialmente la actitud y el estilo de la Civiltà Cattolica fueron combativos, y muchas veces ásperamente polémicos, en sintonía con el clima general de la época. Transitando los 163 años de la revista, se constata una rica variedad de posiciones, debidas tanto al cambio en las circunstancias históricas, como a la personalidad individual de los escritores. Vuestra fidelidad a la Iglesia reclama entonces ser duros contra las hipocresías fruto de un corazón cerrado, enfermo. Duros contra esta enfermedad. Pero vuestra tarea principal no es la de construir muros sino puentes; y el de establecer un diálogo con todos los hombres, también con aquellos que no comparten la fe cristiana, pero «cultivan otros altos valores humanos», e incluso «con aquellos que se oponen a la Iglesia y la persiguen de maneras diversas» (Gaudium et Spes, 92). Son tantas las cuestiones humanas para convivir y compartir, y en el diálogo hay siempre posibilidad de acercarse a la verdad -que es un don de Dios- y enriquecerse mutuamente. Dialogar significa estar convencidos de que el otro tiene algo bueno para decir, hacer espacio a su punto de vista, a su opinión, a sus propuestas, sin caer, obviamente, en el relativismo. Y para dialogar es necesario bajar las defensas y abrir las puertas. Continuad el diáologo con las instituciones culturales, sociales, políticas, también para ofrecer vuestro aporte a la formación de ciudadanos que tengan en el corazón el bien de todos, y trabajen para el bien común. La «civiltà cattolica» es la civilización del amor, de la misericordia, de la fe.

La segunda palabra es discernimiento. Vuestra tarea consiste en recoger y expresar las expectativas, los deseos, las alegrías y los dramas de nuestro tiempo, y ofrecer los elementos para una lectura de la realidad a la luz del Evangelio. Las grandes preguntas espirituales están hoy más vivas que nunca, pero necesitamos de alguien que las interprete y comprenda. Con inteligencia humilde y abierta “buscad y encontrad a Dios en todas las cosas”, como escribió san Ignacio. Dios está obrando en la vida de cada hombre y en la cultura: el Espíritu sopla donde quiere. Tratad de descubrir lo que Dios ha obrado y cómo continuará su obra. Un tesoro de los jesuitas es el discernimiento espiritual, que busca reconocer la presencia del Espíritu de Dios en la realidad humana y cultural, la semilla ya sembrada de su presencia en los acontecimientos, en la sensibilidad, en los deseos, en las tensiones profundas de los corazones y de los contextos sociales, culturales y espirituales. Me viene algo que decía Rahner: el jesuita es un especialista del discernimiento en el campo de Dios y también en el campo del diablo. No debéis temer en continuar el discernimiento para encontrar la verdad. Cuando leí estas observaciones de Rahner, me quedé muy impresionado.

Y para encontrar a Dios en todas las cosas, en todos los campos del saber, del arte, de la ciencia, de la vida política, social y económica, son necesarios estudios, sensibilidad, experiencia. Algunas de las cuestiones que tratáis pueden no tener relación explícita con las cristianas, pero son importantes para entender el modo como las personas se comprenden a sí mismas y al mundo que las rodea. Vuestra mirada informativa sea amplia, objetiva, oportuna. Es necesario también prestar una particular atención a la verdad, a la bondad y a la belleza de Dios, que deben considerarse siempre juntas, y que son preciosos aliados en la tarea de la defensa de la dignidad del hombre, en la construcción de una convivencia pacífica, y en la cuidadosa custodia de la creación. De esta atención nace el juicio sereno, sincero y fuerte acerca de los acontecimiento, iluminado por Cristo. Grandes figuras como Mateo Ricci son un modelo. Todo esto exige mantener abierto el corazón y la mente, evitando la enfermedad espiritual de la autoreferencialidad. Incluso la Iglesia, cuando se vuelve autoreferencial, se enferma, envejece. Nuestra mirada, bien fija en Cristo, sea profética y dinámica hacia el futuro: de este modo, permaneceréis siempre jóvenes y audaces en la lectura de los acontecimientos.

La tercera palabra es frontera. La misión de una revista de cultura como La Civiltà Cattolica entra en el debate cultural contemporáneo, y propone, de modo serio y al mismo tiempo accesible, la visión que viene de la fe cristiana. La fractura entre el Evangelio y al cultura es sin duda un drama (cfr. Evangelii nuntiandi, 20). Vosotros estáis llamados a hacer vuestra contribución para sanar esta fractura que pasa también a través del corazón de cada uno de vosotros, y de vuestros lectores. Este ministerio es típico de la Compañía de Jesús. Acompañad, con vuestras reflexiones y vuestras profundizaciones, los procesos culturales y sociales, y de cuantos están viviendo transiciones difíciles, encargándoos también de los conflictos. Vuestro lugar propio son las fronteras. Éste es el puesto de los jesuitas. Eso que Pablo VI, retomado por Benedicto XVI, dice de la Compañía de Jesús, vale de modo particular para vosotros también hoy: «Dondequiera que en la Iglesia, incluso en los campos más difíciles y de avanzada, en las encrucijadas de las ideologías, en las trincheras sociales, allí donde hubo y hay enfrentamientos entre los deseos más profundos del hombre y el mensaje perenne del Evangelio, allí han estado y seguirán estando los jesuitas». Por favor, sed hombres de frontera, con esa capacidad que viene de Dios (cfr 2Cor 3,6). Pero no caigáis en al tentación de domesticar las fronteras: se debe andar en las fronteras y no traer las fronteras a casa para pintarlas un poco y domesticarlas. En el mundo de hoy, sujeto a rápidos cambios y agitado por cuestiones de gran relevancia para la vida de la fe, es urgente un valiente compromiso de educar en una fe convencida y madura, capaz de dar sentido a la vida y de ofrecer respuestas convincentes a cuantos están a la búsqueda de Dios. Se trata de sostener la acción de la Iglesia en todos los campos de su misión. La Civiltà Cattolica este año se ha renovado: ha asumido una nueva presentación gráfica, se puede leer también en versión digital, y alcanza a sus lectores también en las redes sociales. Incluso estas son fronteras sobre las que estáis llamados a trabajar. ¡Proseguid por este camino!

Queridos Padres, veo entre vosotros a jóvenes, a no tan jóvenes y a ancianos. La vuestra es una revista única en su género, que nace de una comunión de vida y de estudio; como en un coro bien compuesto, cada uno debe tener su voz en su género, y ponerla en armonía con la de los otros. ¡Fuerza, queridos hermanos! Estoy seguro de poder contar con vosotros. Y en tanto os confío a Nuestra Señora del Camino, imparto a vosotros, redactores, colaboradores y hermanas, como también a todos los lectores de la revista, mi Bendición.

Traducido por ADC a partir del texto italiano en el site del Vaticano.

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3 Comments

  1. 1

    come sempre…
    essenziale capibile diretto………………….e poi non si scorda la benedizione anche anche per i lettori!!

  2. 2
  3. 3

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