Il tempo di vacanza e il suo significato antropologico

Il tempo delle vacanze ci rimanda al significato del viaggio — da cui nasce l’etimologia della parola turismo (tour) — della festa e del riposo. Per alcuni è il tempo per evadere, per altri quello per conoscere, ma tutti sperimentano il tempo dell’attesa gioiosa simile a quella descritta da Leopardi nel Sabato del villaggio.

Anche la Bibbia racconta il significato che ha per l’uomo la «rottura» della quotidianità e la dimensione del viaggio: «Chi ha viaggiato conosce molte cose, chi ha molta esperienza parla con intelligenza. Chi non ha avuto prove, poco conosce; chi ha viaggiato ha una grande accortezza» (Sir 34,9-10).

Qualche numero….

All’inizio degli anni Duemila si contano in Italia circa 34.000 alberghi, 7.000 agenzie di viaggio, 2.400 campeggi e villaggi turistici, 4.600 aziende agrituristiche riconosciute. Ancora una volta il modello di vacanza cambia: si cercano «vacanze sicure», dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 a New York e quello del 23 luglio 2005, Sharm el-Sheikh e all’insicurezza del Medio Oriente.

Attenzione però: le vacanze per come le conosciamo noi, quasi da farle diventare un diritto è una possibilità recentissima. Sono iniziate per i nobili all’inizio del Novecento. Mentre gli anni Sessanta, quelli del boom economico, segnano un punto di rottura, la classe media inizia ad «andare in ferie» quando trionfa il «turismo popolare» e gli italiani che riescono a fare le vacanze sono circa 11 milioni. Sono gli anni in cui sorgono i primi grandi complessi turistici paragonati dagli antropologi ad «ambienti paralleli» della quotidianità, molto conformisti e spesso anche alienanti, dove il turista è protetto e coccolato attraverso un’«esperienza massificante» in cui tutti vivono la stessa esperienza.

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Le vacanze personalizzate!

Ormai si scelgono vacanze ad hoc che accontentino la complessità delle relazioni (coppie in seconde nozze con figli delle prime nozze, famiglie allargate, genitori con figli e nonni ecc.); si cerca «un nido» che riproduca uno spazio simile a quello di casa (internet, wi-fi, antenne paraboliche ecc.); si cerca una «tribù», per sentirsi parte di gruppo che non è più legato da valori forti come la religione, la politica, ma da interessi come lo sport, l’enogastronomia, l’arte. In altre parole si consuma la stessa esperienza per evadere insieme dalla stessa quotidianità, con un rischio direbbe Bauman: «Durante la rappresentazione gli occhi e l’attenzione di tutti e l’attenzione di tutti sono fissi sul palcoscenico. Gioia e tristezza, risate e silenzi, scrosci di applausi, grida di approvazione e sussulti di sorpresa sono tutti perfettamente sincronizzati, quasi fossero sapientemente programmati e diretti. Una volta calato il sipario, tuttavia, gli spettatori ritirano i propri soprabiti dal guardaroba, e una volta indossati tornano repentinamente ai rispettivi ruoli ordinari».

Caldo a Roma,i turisti si bagnano nelle fontane

E poi si corre corre corre anche in vacanza!

La titolare di una delle più note agenzie di viaggio di Roma qualche anno fa dichiarò: «Non capisco come la maggioranza dei miei clienti, abituati a sostenere ritmi lavorativi molto duri e stressanti durante l’anno, scelga vacanze ancora più dure e non riesca a fermarsi per riposare e riflettere». Nel contesto culturale contemporaneo l’alternativa vera che segna la qualità delle vacanze non è il «dove» vivere ma «come» vivere le vacanze. Con uno slogan si potrebbe dire che uno sceglie la propria vacanza in base a come si sente interiormente. Ci si sposta per evadere, per riposare, ma anche per incontrarsi. Si ricordi il mito di Ulisse, cantato da Omero e da Dante. Richiama ad un «viaggio altro» che colmi la nostalgia di senso.

Vacanze per incontrare (anche se stessi)

Per questo non deve stupire se sta crescendo il numero di turisti che ricercano il silenzio nelle loro vacanze per potersi incontrare e ascoltare. La ricerca di questa dimensione — che non è assenza di voci o di rumori, ma è capacità di ascolto, coraggio d’incontrare sé e Dio —, richiede la scelta di progettare «una vacanza nella vacanza». È il tempo favorevole per chiedersi come è andata l’anno passato e come programmare quello futuro pensando al bene della propria famiglia, e alla qualità del lavoro e del l’impegno sociale. Le vacanze possono diventare il tempo per un profondo esame di coscienza, in cui si rilegge con serenità la vita. Per questo si sceglie di passare le vacanze in luoghi di silenzio.

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Antiche abbazie e monasteri ricchi di storia, fino a qualche decennio fa spopolati e agonizzanti, case di preghiera al mare e in montagna che stanno riacquistando vitalità e signifıcato per il coraggio dimostrato nell’aprire le porte a quanti, stanchi di una vita «mangiata» dalle occupazioni, avvertono il bisogno di «rigenerarsi». A volte si condivide la vita dei religiosi: stesso ritmo di preghiera, stesso vitto, stesso lavoro, altre volte basta il luogo per far trovare un’armonia perduta.

Lo stesso principio vale per quanti scelgono di spendere le loro vacanze per un servizio di solidarietà — come ad esempio un medico o un ingegnere che trascorre le sue vacanze in un ospedale di missione — o per vivere un pellegrinaggio.

La vergogna del turismo sessuale

Secondo l’Unicef, sono circa 100.000 gli italiani che ogni anno partono per l’estero per avere relazioni sessuali con minorenni. Le loro mète sono Brasile, Thailandia, Cambogia e Repubblica Dominicana. Esistono particolari agenzie turistiche che organizzano i viaggi e sono collegate con agenzie dei Paesi verso i quali il turismo è diretto, che si incaricano di accogliere i turisti, li sistemano in alberghi o in piccoli residence e procurano loro bambini o bambine con cui possono soddisfare i loro impulsi libidinosi, a volte crudeli, talvolta letali.

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Le stime dell’Onu parlano di circa 10 milioni di bambini vittime di violenze sessuali da parte dei turisti. Vergogna vergogna vergogna!!!

Turisti: entrare nelle culture povere con rispetto… non sono uno zoo

Il turista è chiamato a vivere il valore dell’accoglienza e dell’ospitalità e quindi dell’integrazione, significa lasciarsi avviluppare dalla cultura per costruire una vera comunità di vita. A questo riguardo i turisti sono chiamati ad essere pro-vocati anche dalla presenza dei poveri che incontrano. L’atteggiamento discriminatorio di molti turisti nei confronti dei poveri, non deriva dal presunto pericolo che incarnano, ma dall’incertezza e dalla fragilità della vita che personificano. Se il turista vive la sua extraterritorialità come privilegio e indipendenza, come diritto di essere libero e indipendente, questo non può pesare sulle popolazioni che ospitano.

“Passò e si commosse”, ricorda la Bibbia.

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Vedi l’approfondimento nell’articolo Il Significato del turismo su La Civiltà Cattolica

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