Il discernimento dei gesuiti (III regola)

Quando ti impegni per uscire dal male e cerchi il bene, Dio ti parla con la consolazione spirituale.

Consolazione

Scrive Sant’Ignazio: “Quando ti impegni per uscire dal male e cerchi il bene, Dio ti parla con la consolazione spirituale. Questa è di tre tipi: il primo quando sorge in te qualche movimento intimo che ti infiamma d’amore per il Signore, e ami in lui e per lui ogni creatura, oppure versi lacrime che ti spingono ad amare il Signore e servire i fratelli, o a detestare i tuoi peccati; il secondo quando c’è in te crescita di speranza, di fede e di carità; il terzo quando c’è in te ogni tipo di intima letizia che ti sollecita e attrae verso le cose spirituali, verso l’amore di Dio e il servizio del prossimo, con serenità e pace del cuore” (Esercizi Spirituali, n. 316).

La domanda da pormi è la seguente: quando voglio cambiare vita e fare il bene mi devo chiedere: come parla Dio? Come posso capire che quello che sto vivendo e facendo sia relazionato con Chi mi da la vita?
Nella vita spirituale Dio parla con il linguaggio della consolazione che significa stare-con-chi-è-solo.

Gli stati d’animo interiori e profondi positivi Ignazio li chiama le “consolazioni”, mentre quelli negativi le “desolazioni”. Si tratta di una terminologia semplice, biblico-profetica, che permette però di far luce sugli stati d’animo interiori che non sono solo soggettivi, ma vere «mozioni spirituali». Le prime nascono dallo spirito buono e le seconde dallo spirito cattivo. Siamo infatti ancora nel campo interiore, quello che posso ascoltare solo io… ed esprimere per come posso, con un linguaggio analogico. Mi sento come se…

Ignazio descrive la consolazione non la definisce teologicamente: la sua prospettiva è quella dell’esperienza spirituale personale, non della teologia accademica.

I sentimenti che ascolti nel cuore sono quelli di amore per la fonte della vita e delle sue creature. Una specie di armonia con te, gli altri e la creazione. Oltre al male che nel mondo c’è, si inizia anche a vedere il bene e a riconoscere gli amici di Dio in cammino con te. Amare è “ri-cordare” l’altro, “portarlo-nel-cuore”. Su questa memoria si dovrebbe basare ogni azione.
Scrive Silvano Fausti: “Se ami, il tuo piacere è piacere all’altro, che diventa norma del tuo sentire, pensare e agire”.

Sant’Ignazio dice che ci sono tre grandi tipi di consolazione: una sensibile e un’altra insensibile o quasi, più una terza poco sensibile, che sta tra le due.

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La prima è la più sensibile, ma anche la meno chiara, può nascere da te o introdotta in te dal nemico. Questa consolazione è come la pioggia in un giardino in estate quando le piante rialzano il capo e il verde riprende vigore. Per lo spirito è gioia, sollievo, riposo e forza.
La pioggia passa, ma il suo beneficio perdura come fecondità di vita. Tuttavia gran parte dell’acqua si perde.
Se invece della pioggia arriva un temporale con la tempesta che spazza via cose buone e non buone quella non è consolazione.
In questo primo caso la consolazione è descritta come “movimento intimo”, un moto che viene dal più interno di te, e che ti attraverso da un sentimento profondo che da pace, e può, grazie alla gioia che lascia, far piangere. Si tratta di un’esperienza di liberazione che in genere purifica, fa sentire libero da ferite e da ricordi del passato. Anzi meglio dire: ti fa sentire riconciliato, e ti accogli come sei e con quello che hai.

La seconda è assai poco sensibile o addirittura insensibile: è una crescita di speranza, di fede e di amore, che riscontri nella tua vita concreta. Questa consolazione è come una vena d’acqua sotterranea presente solo all’interno. È l’esempio delle irrigazioni interne dei giardini che non si vedono ma irrigano e fanno crescere alberi, fiori e prati.
Si tratta di consolazioni, profonde e sostanziali, che consistono in una crescita della forza dello spirito, che ti fa “andare avanti” nella libertà di amare e servire Dio e il prossimo. In questa seconda fase ti senti spinto in avanti.

Il terzo tipo di consolazione è poco sensibile, o lo è in modo soave e leggero. Si presenta con sentimenti che si avvertono o nel silenzio oppure da sensibilità raffinate. Questa forza consolatrice guida al bene, anche se in superficie possiamo sentire violenti moti contrari. È come l’albero che ondeggia a causa del vento forte, ma che resiste grazie alle sue robuste radici. Sconfitte, crisi, malattie, delusioni ecc. ecc. ma resisti perché sei piantato in Lui che nutre il cuore della vita.
In questa terza fase provi un’attrazione verso Dio e la sua promessa che senti più reale di ogni realtà e ti eleva al di sopra delle difficoltà, una serenità e pace che ti fa trovare protezione e riposo in Dio.

Quando si è nello status di consolazione questa ti spinge a operare bene: sentila, riconoscila e acconsenti ad essa. Passerà. Ma nel momento in cui la vivi, falla diventare relazione e opportunità di crescita. Dialoga con te per scoprire nel tempo della consolazione di incontrare un’Altro da te.

La consolazione la puoi riconoscere anche dai frutti. Paolo ne parla nella lettera ai Galati, al cap. 5,22.
Questi frutti sono:
amore,
gioia,
pace,
pazienza,
benevolenza,
bontà,
fedeltà,
mitezza,
dominio di sé;

Poi aggiunge: “contro queste cose non c’è legge”.

Inoltre nella lettera ai Corinti (13,4-8), Paolo elenca le 14 caratteristiche della consolazione che è pienezza di amore profondo:

L’amore, scrive l’Apostolo, “è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine”.

Vedi anche:
I regola del discernimento
II regola del discernimento

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