La Spagna nelle mani di Podemos? Pericolo o ripartenza?

Il 24 maggio scorso quasi 32 milioni di spagnoli sono stati chiamati a eleggere 8.122 municipalità e assegnare i seggi di 13 delle 17 regioni in cui è diviso il Paese.
La nuova forza politica Podemos e altre aggregazioni locali, più che vincere hanno fatto perdere 700 mila voti ai socialisti e circa 2,5 milioni di voti ai popolari che rimangono il primo partito. Sul movimento Podemos di Pablo Iglesias, premiato dai giovani e dalle classi sociali più povere, pesano le posizioni contro il libero mercato, i rapporti con il Venezuela e l’Iran e alcuni casi di corruzione in cui sono stati travolti alcuni esponenti di primo piano.

Ma Podemos è un pericolo o un’occasione per la Spagna?

Alexis Tsipras, leader of Greece's Syriza left-wing main opposition party, left, puts his arm around the shoulder of Pablo Iglesias leader of Spanish Podemos left-wing party after a pre-election speech at Omonia Square in Athens on Thursday, Jan. 22, 2015. Prime Minister Antonis Samaras' New Democracy party has failed so far to overcome a gap in opinion polls with the anti-bailout Syriza party ahead of the Jan. 25 general election. (AP Photo/Lefteris Pitarakis)

E’ anzitutto stato però l’astensionismo della disillusione a colpire l’epicentro del sistema di governo locale e regionale spagnolo, che nel 2011 aveva assegnato al PP maggioranze assolute nei suoi feudi tradizionali come Madrid, Valencia, le due Castiglie e Murcia ma anche in regioni storicamente socialiste come l’Andalusia. Nell’astensionismo si nasconde, in primo luogo, la spaccatura della destra spagnola.

Sono i giovani la chiave interpretativa per capire queste elezioni. I dati macroeconomici e lo storytelling del PP hanno raccontato in campagna elettorale l’inizio di una ripresa economica. A Madrid il dato è reale, ma le famiglie fortemente indebitate e sempre meno stabili non sono più in grado di svolgere quel ruolo di ammortizzatore sociale svolto durante la crisi nel 2008. L’instabilità sociale e soprattutto quella economica ha così risvegliato i giovani che, con un colpo d’ala, si sono liberati dai partiti tradizionali e hanno appoggiato tutto ciò che aveva il sapore del nuovo.

Il successo di «Podemos»

Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha saputo intercettare le paure ma anche proporre un progetto fondato su un nuovo canovaccio dell’ideologia di sinistra abbandonata dal Psoe. Attraverso slogan e la costruzione di un progetto discutibile narrato ironicamente e ideologicamente Podemos è rapidamente diventato un movimento «di giovani per giovani».

Podemos si è fatta interprete di alcune inquietudini della società spagnola, rimane emblematica quella sui mutui. Nella Spagna della metà degli anni Duemila quella della crescita dell’immobiliare i mutui venivano elargiti a quasi tutti i richiedenti. Anche coloro che avevano redditi modesti potevano acquisire la propria casa accedendo ad un finanziamento. Durante la crisi finanziaria le rate di mutuo sono diventate insostenibili e le banche da un lato si sono prese gli immobili, dall’altro hanno mantenuto i debiti che rimanevano.

Podemos si è schierata a favore di una soluzione che non facesse perdere un tetto ai tanti morosi e, questa scelta, come altre simili a livello sociale, ha conquistato le fasce più deboli.
La sua vittoria elettorale a Madrid e a Barcellona segna uno spartiacque nella politica spagnola, oltre ad una strategia di lungo periodo, Podemos ha dimostrato di avere un senso tattico di tutto rispetto. Un’altra mossa strategica è stata quella di candidare a sindaco di Madrid, Manuela Carmena, che non è una giovane e bella esponente del movimento, ma è una tra le donne più autorevoli delle istituzioni spagnole, di 71 anni, ex-giudice costituzionale.

Sul movimento di Pablo Iglesias — che per ora non è ancora un partito — pesano forti perplessità a causa di alcune posizioni come quella sul libero mercato, le insidie alla proprietà privata, i rapporti con il Venezuela e l’Iran. Ma c’è di più. Un movimento che nasce come nuovo è già ammalato di casi di «piccola corruzione» in cui sono stati travolti alcuni esponenti di primo piano.

L’obiettivo di Iglesias rimane la Moncloa, la sede del Governo spagnolo. È però difficile prevedere se il buon risultato, più in termini di seggi conquistati che di voti ottenuti, faciliterà o meno il suo sogno.

Certo gli effetti del voto spagnolo dipenderanno da altre variabili come le ripercussioni sugli equilibri politici a Bruxelles e l’influenza sulle prossime elezioni politiche di novembre. Al momento però il dato politico principale è la crisi del tradizionale bipartitismo spagnolo, pensato per garantire anche presenze regionaliste e indipendentiste, che ha favorito invece i nuovi partiti nati dalla protesta sia moderata sia radicale.

Ho approfondito il tema su La Civiltà Cattolica

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