Un doppio “selfie” del Paese Italia. Banche popolari da tutelare. Analisi nel n. di 3955 della Civiltà Cattolica

Il Censis e l’Eurispes hanno di recente pubblicato i loro rapporti sulla società italiana, da cui emergono luci e ombre sull’Italia.

La vitalità del Paese è concentrata nelle «minoranze vitali»: l’export degli imprenditori medio-piccoli, la qualità del manifatturiero, l’agroalimentare, il turismo, il digitale, il terziario di qualità.

Il clima culturale è però caratterizzato «dalla solitudine segnata dalla diffidenza», mentre, a causa della paura del futuro, la ricchezza non viene reinvestita ed è sottratta alle politiche di sviluppo.

Sono tre in particolare gli allarmi: la povertà in cui versano le famiglie medie; il giro di affari delle agromafie, che ha raggiunto i 15,4 miliardi di euro; e l’usura, che, con circa 40.000 usurai attivi, cresce anche nel Nord Italia.

Per ripartire, il sistema Paese ha bisogno di movimentare denaro in favore della costruzione del bene comune e di nuova occupazione.

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Ecco come una parte dell’articolo di Civiltà Cattolica è stato ripreso dall’Agenzia Asca e l’agenzia RAI/Dire

“Nell’attuale situazione di crisi, l’approvazione, da parte del Parlamento il 23 marzo scorso, del decreto del Governo sulle banche popolari rischia di penalizzare proprio le fasce piu’ deboli della popolazione. La scelta politica, oltre a esprimere la mancanza di sensibilita’ verso la finanza cooperativa, introduce un limite alla liberta’ di organizzazione d’impresa che non ha uguali negli altri Paesi europei”. Ad affermarlo e’ la rivista dei gesuiti La Civilta’ Cattolica in un articolo a firma del padre Francesco Occhetta che prende spunto dalla rappresentazione dei problemi dell’Italia fatta dal Censis (48mo Rapporto sulla situazione sociale del Paese) e dall’Eurispes (27mo Rapporto Italia). Riguardo alla funzione delle banche popolari Occhetta sottolinea che “in Paesi come Olanda, Francia, Germania, Austria e Finlandia (oltre che in molti altri Paesi del mondo) esistono banche a voto capitario in cui il socio ha un voto indipendentemente dal numero delle azioni possedute, come le banche di credito cooperativo o popolari, con capitalizzazioni ben oltre la soglia degli 8 miliardi di euro. Le grandi reti cooperative internazionali hanno dimensioni molto superiori agli 8 miliardi di euro (i primi 50 gruppi nel mondo hanno un attivo medio di 150 miliardi) e operano su territori molto vasti”. “In Germania, per esempio, il Governo -prosegue la rivista dei gesuiti- e’ intervenuto per capitalizzare con fondi pubblici (centinaia di miliardi) le banche popolari, che hanno avuto prestazioni molto peggiori di quelle italiane, perche’ ritiene la loro missione un pilastro essenziale per lo sviluppo dell’economia di territorio. Il Governo inoltre ha attribuito il deterioramento della qualita’ del credito alla crisi sistemica e non alla responsabilita’ degli Istituti. Se per la cancelliera tedesca, Angela Merkel, le banche a voto capitario sono un cardine dell’economia sociale di mercato, con il decreto sulle banche popolari non e’ risultato essere lo stesso per il Governo italiano, intenzionato a porre fine alla loro esperienza”.

Il successo o meno di un istituto bancario, osserva Occhetta, “dipende quasi sempre dall’etica e dalle capacita’ della sua classe dirigente, piuttosto che da un vizio di forma di una societa’, sia essa spa o banca a voto capitario. Garantire lo spirito delle banche popolari favorirebbe la diversita’ di obiettivi e di funzioni a favore del territorio, perche’ ogni modello di banca risulta piu’ adatto ad alcune funzioni che ad altre”. “Invece di impedire per decreto una modalita’ di fare banca piu’ vicina al territorio e alle imprese, riducendo cosi’ la diversita’ del sistema, sarebbe stato opportuno che il Governo -afferma Civilta’ Cattolica- si fosse impegnato nella redazione di un testo unico bancario a livello europeo, per dare ad ogni istituto di credito la liberta’ di scegliere una forma bancaria tra quelle che hanno superato la crisi. Questa sarebbe la premessa per la costruzione anche di un’Europa (bancaria) ricca di diverse forme organizzative, attimgresenta a rilanciare il benessere dei territori e a promuovere il bene comune delle comunita’ locali”. Piu’ in generale padre Occhetta fa osservare che ”per ripartire, il sistema Paese ha bisogno di denaro, un denaro chenon si limita a tenere per se’, ma che movimenta. Come diceva san Bernardino da Feltre, al tempo della fondazione dei Monti di Pieta’: moneta potest esse considerata vel rei vel, si movimentata est, capitale (cioe’, solo la moneta movimentata diventa capitale)”.

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Censis and Eurispes have recently published their reports on Italian society, from which emerge highlights and shadows about Italy. The vitality of the Country is concentrated in the «vital minorities»: the exports of small and medium sized businesses by entrepreneurs, the quality of manufacturing, food processing, tourism, the digital field, the quality of the service sector. The cultural climate, however, is characterized «by loneliness marked by mistrust», while, because of the fear of the future, wealth is not reinvested and is subtracted from development policies. There are three areas of particular concern: the poverty of the average family; the profits of the agromafia, which has reached an annual 15.4 billion euro; and usury, which, with about 40,000 active moneylenders, is also growing in northern Italy. To restart, the Country’s system needs to move money in favor of the construction of the common good and new jobs.

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