Ai giovani calciatori… le parole di un campione!

I valori e la testimonianza di vita spesso si trasmettono per “contagio”. Si ascoltano persone che parlano di ciò che vivono o hanno vissuto… e quelle parole sono cariche di vita e di senso. Un pò come le parole che ho trovato di Roberto Baggio che parla ai ragazzi che sognano di diventare grandi campioni del calcio.  A loro ricorda di diventare prima uomini di campioni! Poi c’è il capitolo genitori che vogliono sfornare “macchienette” da vendere al mercato anche a costo di sacrificare i loro figli negli studi che gli permetteranno di volare nella vita. Basti un episodio: la scorsa settimana un papà alla fine di una partita giocata nel milanese ha picchiato un ragazzino che non aveva passato la palla a suo figlio per segnare! Allora queste parole valgono anche per genitori come questi, anche se per fortuna non tutti sono così.

Bisogna restituire al calcio i suoi valori, anche la qualità della democrazia migliorerà. Ecco cosa scrive Baggio:
download“A tutti i giovani e tra questi ci sono anche i miei tre figli. Per vent’anni ho fatto il calciatore. Questo certamente non mi rende un maestro di vita ma ora mi piacerebbe occuparmi dei giovani, così preziosi e insostituibili. So che i giovani non amano i consigli, anch’io ero così. Io però, senza arroganza, stasera qualche consiglio lo vorrei dare. Vorrei invitare i giovani a riflettere su queste parole.

La prima è passione.

Non c’è vita senza passione e questa la potete cercare solo dentro di voi. Non date retta a chi vi vuole influenzare. La passione si può anche trasmettere. Guardatevi dentro e lì la troverete.

La seconda è gioia.

Quello che rende una vita riuscita è gioire di quello che si fa. Ricordo la gioia nel volto stanco di mio padre e nel sorriso di mia madre nel metterci tutti e dieci, la sera, intorno ad una tavola apparecchiata. E’ proprio dalla gioia che nasce quella sensazione di completezza di chi sta vivendo pienamente la propria vita.

La terza è coraggio.

E’ fondamentale essere coraggiosi e imparare a vivere credendo in voi stessi. Avere problemi o sbagliare è semplicemente una cosa naturale, è necessario non farsi sconfiggere. La cosa più importante è sentirsi soddisfatti sapendo di aver dato tutto, di aver fatto del proprio meglio, a modo vostro e secondo le vostre capacità. Guardate al futuro e avanzate.

La quarta è successo.

Se seguite gioia e passione, allora si può parlare anche del successo, di questa parola che sembra essere rimasta l’unico valore nella nostra società. Ma cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire realizzare nella vita ciò che si è, nel modo migliore. E questo vale sia per il calciatore, il falegname, l’agricoltore o il fornaio.

La quinta è sacrificio.

Ho subito da giovane incidenti alle ginocchia che mi hanno creato problemi e dolori per tutta la carriera. Sono riuscito a convivere e convivo con quei dolori grazie al sacrificio che, vi assicuro, non è una brutta parola. Il sacrificio è l’essenza della vita, la porta per capirne il significato. La giovinezza è il tempo della costruzione, per questo dovete allenarvi bene adesso. Da ciò dipenderà il vostro futuro. Per questo gli anni che state vivendo sono così importanti. Non credete a ciò che arriva senza sacrificio. Non fidatevi, è un’illusione. Lo sforzo e il duro lavoro costruiscono un ponte tra i sogni la realtà.

Per tutta la vita ho fatto in modo di rimanere il ragazzo che ero, che amava il calcio e andava a letto stringendo al petto un pallone. Oggi ho solo qualche capello bianco in più e tante vecchie cicatrici. Ma i miei sogni sono sempre gli stessi. Coloro che fanno sforzi continui sono sempre pieni di speranza. Abbracciate i vostri sogni e inseguiteli. Gli eroi quotidiani sono quelli che danno sempre il massimo nella vita.
Ed è proprio questo che auguro a Voi ed anche ai miei figli”.

La vera questione del calcio? E’ l’emergenza educativa! Un’emergenza così forte che deve imporre a tutti — dirigenti, calciatori, allenatori, tifosi, sponsor, medici, farmacisti, giornalisti, educatori e amministratori — un serio esame di coscienza sulla propria esperienza professionale.

Il mondo del calcio è ormai diventato invasivo e invadente… ogni giorno c’è una partita! In Italia ci sono 1.521.865 giocatori di calcio (l’equivalente delle popolazioni di Bari, Catania, Venezia, Firenze e Bologna messe insieme) appartenenti a 54.473 squadre, che su una superficie di campi pari a 76.620 km² disputano 700.000 partite l’anno. Si calcola inoltre che le persone vicine al mondo del calcio siano 23.500.000, mentre i tifosi si aggirano intorno ai 32.000.000.

Le cifre degli stipendi dei giocatori, di qualche anno fa, sono eloquenti: le 20 squadre di serie A spendono complessivamente quasi 666 milioni di euro per gli stipendi dei calciatori, 30 in più rispetto all’anno scorso; Kakà (Milan) guadagna 6 milioni di euro netti a stagione; Totti (Roma) 5,5; Adriano, Ibrahimovic, Vieira (Inter) e Buffon (Juventus) 5. Se questi sono i modelli, le squadre dei ragazzi rischiano di trasformarsi in piccole fabbriche di campioni.

Da più parti si registra lo stesso allarme: gli allenatori si stanno trasformando in addestratori che, selezionando i ragazzi più capaci, promettono ai genitori guadagni sicuri.

Ma, se per i genitori l’aspetto più importante diventa l’allenamento a scapito della formazione scolastica, il valore economico del ragazzo prevale sulla sua crescita umana, questa logica avrà conseguenze negative incalcolabili per il futuro professionale e umano di molti giovani italiani.

Se  il calcio dilettantistico rischia di essere contaminato dalla crisi del calcio professionistico i cui modelli sono ricchi giocatori super-star, addestratori invece di allenatori, tifoserie sempre più violente può essere la fine del gioco più bello del mondo.

Da qui l’urgenza per salvare il calcio giovanile, di fondare un codice etico che richiami i responsabili a investire tempo e risorse nella formazione dei calciatori e delle tifoserie.

È di grande attualità «La Carta europea dello Sport e il codice di etica sportiva», varata dai ministri europei dello sport nel 1992 e aggiornata nel 2001. Il paragrafo dedicato agli educatori, in particolare allenatori e dirigenti, li richiama ai seguenti princìpi etici:

1) dare priorità alla salute, alla sicurezza e al benessere del giovane, assicurandosi che la preoccupazione per tali cose venga sempre prima della reputazione della società sportiva, delle pressioni delle famiglie, o del raggiungimento di una vittoria;

2) organizzare l’attività in modo che sia per il ragazzo un’esperienza di vita importante per il suo benessere ed equilibrio;

3) evitare di trattare i bambini e i ragazzi come adulti in miniatura, ma essere consapevoli dei cambiamenti fisici e psichici cui vanno incontro nel loro sviluppo, rapportando l’attività a tali condizioni;

4) evitare di riporre sui giovani atleti aspettative esagerate e sottoporli a pressioni inopportune;

5) mostrare altrettanto interesse per gli atleti più dotati e meno dotati;

6) informare sempre in modo sufficiente sia i giovani calciatori, sia le loro famiglie sui rischi e benefici di ciò che si fa.

 

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