Ricostruiamo la politica. Presentazione

Un saggio rivela sempre chi lo scrive… e qui cerco di offrire qualche tema e un metodo per rispondere alla domanda delle domande? Cosa possiamo fare come cattolici per il Paese Italia?

Oggi la politica è come una grande gomitolo pieno di nodi. Nel Saggio ho cercato di scioglierli e a chiamarli per nome. E’ ciò che chiamo discernimento: c’è un bisogno, ci sono dei principi, la politica è chiamata a scegliere attraverso l’arte del discernere che richiede una coscienza sociale vigile e formata.

La prima del Volume “Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi” è centrata sulla cultura dei populismi e sulle 10 caratteristiche che li compongono: la venerazione dei leader, l’umiliazione delle minoranze, le forme di democrazia diretta, il modo di comunicare in cui c’è pathos senza logos, l’appello alle emozioni e alle paure, la crisi della destra e della sinistra, la disintermediazione che inginocchia anche la chiesa (pensiamo al taglio all’editoria cattolica) e così via…

Nella seconda parte parlo delle riforme che mancano: quale modello di integrazione? Quale riforme costituzionali? Quale riforme dei partiti? Quale riforma del servizio pubblico che costruisce il consenso? Per giocare una partita occorre farlo con regole certe, Sturzo nel 1920 portò 100 deputati perché investe sui territori e il sistema elettorale era il proporzionale puro.

Terzo. Nell’ultima parte approfondisco una serie di temi del pontificato di Francesco utili al dibattito pubblico: giustizia riparativa, il lavoro umano, la maternità surrogata, la longevità, la crisi del valore…

Infine l’esperienza di un percorso di formazione politica quello di Connessioni che ha generato competenze e un metodo che possiamo esportare.

La testimonianza cristiana è da sempre politica. Il dibattito all’interno del mondo cattolico si è bloccato sulle politics, la ricerca del consenso, essere o non essere un partito, una presenza omogenea in Parlamento, cosa la gerarchia possa dire ai laici sulla politica – per esempio in un sinodo – e così via.
Nel volume cerco di ribaltare l’approccio e pongo le policy del mondo cattolico, le competenze, i luoghi e le soluzioni che abbiamo per risolvere i problemi complessi che coinvolgono la società, l’economia e la tecnologia.
È per questo che rilanciando il dibattito sul “cosa” sarà molto più semplice capire il “come”.

Noi siamo figli di un metodo che Sturzo ci ha lasciato e nel volume riprendo: la ricostruzione del centrismo, come meta-categoria politica, basata sullo spirito riformista, l’interclassismo, la coesione sociale, la centralità della persona e la cultura della mediazione, che non vuol dire accontentare tutti, ma rappresentare tutti, in particolare le minoranze che oggi non hanno diritto di parola. Se le scelte politiche non intersecano questa area, si è fuori dal quadro democratico.

Più che lamentarsi ed entrare in strade senza uscita, io vorrei che questo seme serva alle generazioni per parlarsi, perché i giovani sono bravi, ma non sono liberi e a loro non sono date le condizioni per assumersi responsabilità.

Dell’inizio degli anni Novanta rimpiango la formazione e alcuni grandi testimoni. La politica era partecipazione. Abdicare a questa responsabilità significa cedere al profilo dell’“analfabeta politico”, dalla cui «ignoranza politica», scrive Bertolt Brecht, «nasce la prostituta, il bambino abbandonato, l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi, che è il politico imbroglione, il mafioso corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali».

È quello che oggi viene chiamato la spensieratezza nichilista, cedere tutto il potere ad un altro che ti dice “ti guido”. Il popolo politico è quello che fa nascere delle comunità che arginano attraverso competenze e idee l’assenza di orizzonte.

Origine e culmine di ogni discernimento umano in politica è servire la dignità dell’uomo, ce lo ricorda anche la «regola d’oro» declinata dalle principali religioni e culture: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12).

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